Archive for the ‘Gesu’ Cristo’ Categoria

Video gratuiti online su Gesù Cristo

martedì, febbraio 28th, 2012

Il 5 Dicembre 2011, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i cui membri sono a volte chiamati mormoni, ha annunciato un nuovo sito web, dedicato ai video online su Gesù Cristo. I primi video sono ora disponibili, per insegnare la storia di Natale, con le parole esatte della Bibbia di Re Giacomo.

Il progetto è il primo di molti film, in produzione, ambientati nei pressi di Goshen, Utah. 830 ettari sono stati trasformati in una copia dell’antica Gerusalemme e in altri luoghi del Nuovo Testamento. Non è una ri-creazione della città di Gerusalemme. Si tratta di un insieme di scene che possono essere utilizzate e riutilizzate, per le scene necessarie. Con l’aiuto del digitale si creeranno alcuni aspetti della città, come il tempio, che non sono in costruzione. I ricercatori sono andati a Gerusalemme, hanno studiato e fotografato. Essi hanno anche studiato le Scritture, per capire le cose necessarie da guardare. L’obiettivo era quello di creare un insieme il più autentico possibile. Mesi di ricerche, li hanno portati, infine, ad un grosso pezzo di terra, che comprendeva delle dune di sabbia, parte del deserto e persino un fiume. Le montagne sullo sfondo sembravano appropriate al paesaggio biblico.

Il set è stato progettato per essere altamente efficiente. Le colonne e le finestre sono intercambiabili, in modo da poter essere modificate, per adattarsi al periodo di tempo necessario, dal momento che i futuri film possono riguardare altre storie scritturali. Lo svuotamento della piscina di Bethesda, dove Gesù guarì un uomo che era zoppo, e la sua copertura, consente loro di utilizzare lo stesso spazio per filmare le nozze di Cana.

Il progetto creerà una trentina di brevi scene del Nuovo Testamento, da utilizzare nelle classi, nei centri dei visitatori della chiesa e online. Il progetto iniziale si concentra sulla vita di Gesù Cristo e dei suoi apostoli.

Attualmente sul sito, c’è il video su Maria che apprende da un angelo che diventerà la madre di Gesù Cristo, c’è una scena di Maria ed Elisabetta che parlano dei loro miracoli, il viaggio di Maria e Giuseppe a Betlemme, i pastori che vengono ad adorare il bambino, la presentazione di Gesù al tempio e l’arrivo dei saggi, che giungono quando Gesù è un bambino. E’ disponibile un’applicazione per cellulari ed è in arrivo quella per l’I-Phone.

I mormoni vedono Gesù Cristo come loro Salvatore. Il Libro di Mormon, che i mormoni utilizzano insieme alla Bibbia, dice: “E noi parliamo di Cristo, gioiamo in Cristo, predichiamo il Cristo, profetizziamo di Cristo e scriviamo secondo le nostre profezie affinché i nostri figli possono sapere a quale fonte possono rivolgersi per la remissione dei loro peccati” (2 Nefi. 25:26). I mormoni insegnano che solo attraverso Gesù Cristo possiamo essere salvati e possiamo ricevere il dono della vita eterna.

Le credenze mormoni insegnano che Gesù Cristo è il figlio di Maria, che era vergine al momento della sua nascita, e di Dio. Non pretendono di avere alcuna comprensione di come il concepimento si sia verificato, nonostante delle voci dicano il contrario. Essi credono che sia stato fatto in un modo che fosse rispettoso di Maria e che Dio, non lo Spirito Santo, è il Padre di Gesù Cristo.

Le credenze mormoni insegnano che Gesù Cristo è l’unigenito Figlio di Dio e che fu battezzato, pur non avendo alcun peccato di cui pentirsi. Nel Giardino del Getsemani, Gesù Cristo volontariamente prese su di sé i peccati del mondo, un regalo molto personale e individuale per tutti noi, ha preso su di sé una sofferenza potente eppure è stato spesso trascurato, dal mondo cristiano. Egli morì sulla croce e risorse in tre giorni. Attraverso questo atto, Egli ruppe le catene della morte.

Il sacrificio espiatorio di Gesù ha permesso a tutta l’umanità di risorgere, vivere per sempre e pentirsi dei propri peccati. Ha inoltre permesso loro di attivare il dono della salvezza eterna, se hanno scelto di farlo, accettando Gesù Cristo come loro Salvatore, essendo battezzati e osservando i comandamenti. Tuttavia, tutti ricevono il grande dono della grazia, poiché tutti saranno risuscitati a prescindere dai loro atti. La vita eterna, tuttavia, è una scelta che deve fare ogni persona. La Bibbia ci dice che dire di credere in Gesù Cristo non è sufficiente, per essere salvati, ma dobbiamo osservare i comandamenti.

“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. (Matteo 7:21)

I mormoni rendono il culto a Gesù Cristo, nei loro servizi domenicali, nei loro templi e nella loro vita quotidiana. Ai bambini piccoli viene insegnata una canzone intitolata: “Sto cercando di essere come Gesù” e, nelle loro classi, imparano come Gesù abbia vissuto e viene insegnato loro come emularlo. Questo continua anche nell’età adulta ed è un obiettivo eterno per i mormoni.

Il nuovo sito è parte di uno sforzo costante dei mormoni, di aiutare il mondo a conoscere Gesù Cristo.

Visita il sito: La vita di Gesù Cristo. Non ci sono costi e non c’è bisogno di registrarsi, per visualizzare i video.

La religione è l’oppio per i deboli?

martedì, dicembre 6th, 2011
Questa domanda è in relazione alla famosa dichiarazione di Karl Marx: ” La religione è l’oppio delle masse”. Marx disse inoltre: “la religione è l’impotenza della mente umana di relazionarsi con le situazioni che non possono capire.” Ed ancora: “Il primo requisito per la felicità dei popoli è l’abolizione della religione”.In un articolo scritto da Geoffrey Janes riguardante questa questione, Janes disse intuitivamente: “L’idea di base è che Dio sia qualche tipo di narcotico spirituale che inebria i nostri sensi di dolore del mondo e ci aiuta a farvi fronte.” Citando un poeta contemporaneo polacco, Janes continuò dicendo: “religione, oppio dei popoli! Il vero oppio della modernità è credere che non ci sia nessun Dio cosi gli uomini sono liberi di fare come tutto ciò li soffisfi. “L’oppio è un narcotico.” Il termine narcotico (ναρκωτικός) si crede che sia stato coniato da Galen per riferirsi agli agenti che intorpidiscono, causando perdita di sentimenti o paralisi.” [Wikipedia]

Quindi l’oppio ha due effetti: 1) Alleviare il dolore, per mandare i via i sentimenti; 2) Rendere qualcuno impotente di agire.
La dichiarazione di Marx suggerisce che la popolazione sia paralizzata quando è presente la religione. Pensa che le persone non possano pensare, prendere decisioni razionali o esercitare la propria volontà, quando la religione li influenza. Pensa che le persone siano portate a credere nelle fiabe, alleviando il loro dolore, ma rendendoli incapaci di rendersi conto di cosa sia reale e di agire di conseguenza.

Essendo stato fisicamente paralizzato dal collo in giù negli ultimi 19 anni, so cosa voglia dire non avere nessun tipo di percezione in ogni parte del mio corpo ad eccezione del mio visto e della parte alta della mia testa. Potreste pensare che sia una benedizione non essere in grado di sentire il dolore, ma in realtà non lo è. (continua…)

Perchè la vita è così difficile?

mercoledì, novembre 30th, 2011
La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i cui membri sono a volte chiamati Mormoni, ha recentemente tenuto la sua semi-annuale Conferenza Generale. Durante questa conferenza, i dirigenti Mormoniistruiscono i membri e gli altri ascoltatori in modo da poter vivere meglio gli insegnamenti di Cristo.Durante la Conferenza Generale dell’Aprile 2011, Paul V. Johson ha risposto alla domanda:”Perchè la vita è così difficile?”. Ha insegnato che le prove spesso arrivano perchè Gesù ci ama. Potrebbe non sembrare, al primo colpo d’occhio, un dono, ma se noi capiamo perchè siamo venuti sulla terra, la ragione che c’è dietro diventa chiara.

I principi Mormoni insegnano che Dio ha creato i nostri spiriti. Come spiriti -volendo dire che non avevamo un corpo- vivevamo con Dio ed avevamo la possibilità di conoscerLo e di diventare le persone che siamo oggi.

Ad ogni modo, naturalmente, ogni figlio ha bisogno di andarsene di casa e cosi Dio preparò la terra per noi. Quando siamo venuti sulla terra ci siamo portati con noi le nostre personalità ma abbiamo dimenticato chi eravamo e da dove venivamo. Abbiamo acquisito un corpo e delle famiglie. Molti di noi hanno l’occazione di riscoprire Dio e Gesù Cristo e persino quelli che non li hanno riscoperti hanno con loro la Luce di Cristo, che chiunque ha sempre con se. Abbiamo delle prove che ci servono come un test per vedere se siamo in grado di affrontarle adeguatamente.

Ma le prove non sono solamente un test. Sono anche un dono. Mentre affrontiamo le prove, spesso scopriamo qualcosa di noi stessi che non sapevamo di avere. Quando le affrontiamo in un modo negativo impariamo quali sono le nostre debolezze e possiamo scegliere di superare le prove. Quando invece le affrontiamo positivamente, possiamo crescere molto di più di quello che avremmo mai potuto immaginare. Le sfide ci aiutano a diventare qualsiasi cosa Dio voglia che noi diventiamo.

Il discorso dell’Anziano Johnson è stato tenuto durante la sessione della Conferenza di domenica mattina. Si intitola “Più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati” e questo titolo viene dall’apostolo della Bibbia Paolo, in Romani capitolo 8.

35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
36 Com’è scritto:
«Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno;
siamo stati considerati come pecore da macello».
37 Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.
38 Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future,
39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Anziano Johnson ha ricordato agli ascoltatori che nessuno è immune alle prove. I soldi non le possono evitare. L’obbiedienza ai comandamenti non le può evitare. Le prove sono una parte essenziale della vita- anche Gesù ha dovuto affrontare prove e tentazioni-. Le sfide che affrontò erano una parte essenziale della Sua propria esperienza mortale e furono anche una parte fondamentale della nostra esperienza.

A volte può sembrare che le nostre prove si concentrino su parti della nostra vita e della nostra anima che ci sembrano difficili da affrontare. Siccome la crescita personale è una conseguenza di queste prove, non dovrebbe stupire che le prove possono essere molto personali -mirano quasi verso le nostre particolari debolezze o bisogni-.

Ci sono delle volte in cui siamo tentati di dire a Dio che siamo più che disposti ad assumerci la nostra parte di prove, proprio per quel processo particolare che incombe davanti a noi. Possiamo pensare di non essere in grado di superare quella prova. Ad ogni modo, se una prova arriva, è segno che dopo tutto il Signore sa che la possiamo gestire. Ancora più importante, vuol dire che c’è qualcosa che Lui vuole che noi impariamo con questa esperienza. Impariamo molto di più quando siamo spinti al di fuori dalla nostra zona di conforto e sicurezza. Le prove sono dolorose, ma viste da un punto di vista eterno, ne valgono la pena.

Nel libro dei Numeri, nell’antico testamento, Mosè sta facendo fatica con il suo gruppo di Israeliti lamentosi. Sono proccupati perchè non hanno niente da mangiare. Cosi Dio incominciò ha procurargli la manna. Presto, comunque, la novità della manna svanì e cosi incominciarono a lamentarsi per avere carne, verdure, ed altro cibo che avevano avuto in passato. Mosè andò molto vicino ad un punto di sfinimento. Si lamentò perfino con Dio, chiedendogli come mai doveva avere a che fare con quelle persone- dopo tutto erano figli di Dio, non suoi-. Cosi suggerì, in uno certo stato di frustrazione, che Dio semplicemente lo uccidesse. La morte sembrava migliore che avere a che fare con le sue prove, che lui insisteva nel sostenere erano oltre le sue possibilità. Invece, Dio offrì un po’ di aiuto e lo fece andare avanti. Nel corso del tempo, Mosè diventò un dirigente più forte e meglio in grado di gestire le prove che doveva affrontare.

Le nostre prove sono personalizzate in base alle nostre esigenze specifiche. La ragione per cui alcune persone hanno una vita apparentemente più difficile di altri, spesso è a causa delle lezioni specifiche che quella persona potrebbe aver bisogno di imparare. Dio sa esattamente di quali prove abbiamo bisogno. La persona con delle prove apparentemente facili potrebbe effettivamente dover far fronte ad un maggiore pericolo rispetto ad una persona con prove ben più difficili. Si dice spesso, per esempio, che la maggior parte delle persone sarebbero disposti a morire per la loro fede, ma la verità è che spesso sono più frequentemente chiamati a vivere per essa. Mentre morire per la nostra fede può sembrare che sia più duro e più grave, in verità, vivendo poco per poco, giorno per giorno le sfide per via della nostra fede potrebbe rivelarsi molto più difficile. Molti di noi se la cavano sorprendentemente bene di fronte a dure prove, ma nell’affrontare quelle più piccole, alcune delle quali in realtà non sembrano prove, possiamo essere presi alla sprovvista.

Per coloro che sono frustrati dopo una dura prova, Anziano Johnson ci consola:
“Un modello nelle Scritture e nella vita, dimostra che molte volte i periodi più bui ed i test più pericolosi precedono immediatamente gli eventi notevoli ed una grande crescita. “Dopo molte tribolazioni vengono le benedizioni.” I figli di Israele sono rimasti intrappolati contro il Mar Rosso prima che fosse separato. Nefi ha affrontato il pericolo, la rabbia dai suoi fratelli, e diversi fallimenti prima che fosse in grado di procurarsi le tavole di bronzo. Joseph Smith fu sopraffatto da una forza del male così forte che sembrava che lui fosse destinato alla distruzione totale. Quando era quasi pronto a sprofondare nella disperazione, si è impegnato nell’invocare Dio, e proprio in quel momento ha ricevuto la visita del Padre e del Figlio. Spesso gli investigatori hanno un forte periodo di opposizione e di tribolazione poco prima del battesimo. Le madri sanno che le sfide del travaglio precedono il miracolo della nascita. Di volta in volta vediamo benedizioni meravigliose sulla scia di grandi prove.”

Ricordare questo ci può aiutare a sopportare le nostre prove. Possiamo sapere che se ci troviamo di fronte alla nostra prova con coraggio, cercando le lezioni da imparare e la capacità di acquisire conoscenza, quando finisce riceveremo una ricompensa per i nostri sforzi. Saremo più forti, amuenteremo la fede e la fiducia in Dio, e saremo meglio preparati per la prova successiva.

Il nostro Padre Celeste ci ama, e che “che chiunque riporrà la sua fiducia in Dio sarà sostenuto nelle sue prove, nelle sue difficoltà e nelle sue afflizioni, e sarà elevato all’ultimo giorno”. Un giorno, quando saremo dall’altra parte del velo, non vogliamo che ci sia una persona qualunque per dirci soltanto: “Bene, hai finito”. Vogliamo, invece, che il Signore ci dica: “Va bene, buono e fedel servitore”.

Dio sente il nostro dolore?

venerdì, novembre 25th, 2011
Quando avevo 50 anni stavo facendo surf con mio figlio di 16 anni ed un suo amico a Laguna Beach, in California. Ho fatto un “ultima onda” ed ho accidentalmente colpito con la fronte una roccia che era nell’acqua. Mi sono rotto gravemente il collo, e il mio midollo spinale reciso tra la seconda e la terza vertebra cervicale. Rimasi immediatamente paralizzato, persi la conoscenza e mi svegliai due ore dopo nell’ospedale di Laguna circondato da dottori ed infermiere. Un’infermiera notò che i miei occhi erano aperti e disse: “Jack, se capisci cosa sto dicendo, batti le ciglia una volta”. Cosi feci e ci fu un sospiro collettivo di sollievo nella stanza. Quello per me fu l’inizio di un nuovo stile di vita che è continuato così negli ultimi 19 anni.Grazie alla mia fede personale in Dio e nella sua bontà, non mi sono mai arrabbiato con Lui, e nemmeno sono andato in giro con un comportamento di autocommiserazione dicendo:”Perchè a me?” Ad ogni modo, ci ho messo del tempo per realizzare che Dio e Gesù Cristo sentivano intensamente i miei dolori e le mie sofferenze, forse di più di quello che sentivo io.

Anche se non ero arrabbiato per il mio incidente e per la paralisi, per un pò fui devastato ed avevo il cuore spezzato. Sembrava semplicemente di aver perso cosi tanto e di non poter conciliare un esteso periodo di vita mentre ero completamente paralizzato dal collo in giù ed intubato.

Entrai in una profonda, scura, depressione e c’erano dei giorni in cui avrei ben accettato una via d’uscita prematura dalla vita. Ad ogni modo continuavo a pregare, ed infine dopo un lungo periodo di preparazione, mi è stata data un esperienza che mi ha portato ad una conoscenza sempre presente di come Dio prova il nostro dolore ed è ansioso di poterci aiutare.

Arrivai alla fine della corda, ed urtai il muro. Dovetti realizzare che nessun dottore o uomo sulla terra potesse fare per me ciò di cui avevo più bisogno. Sapevo che vista la natura dei danni non sarei più potuto “ritornare indietro”. La cosa di cui avevo più bisogno e che desideravo erano pace, speranza ed un senso di accettazione di ciò che avevo perso durante l’incidente. Alla fine mi rivolsi a Dio con tutta la mia anima e tutto il mio cuore in preghiera, come non avevo mai pregato prima. Arrivai finalmente a capire quando ero amato dal Salvatore e da un amorevole, gentile, misericordioso, Padre Celeste. Non ho avuto una visione, ma mi fu dato un nuovo cuore e fu riempito con pace, gioia, speranza, ed un senso di accettazione che non avrei mai pensato di poter sentire di nuovo. (continua…)

Perchè Dio non si mostra?

martedì, novembre 8th, 2011

Quando le persone fanno fatica a sapere se Dio e Gesù Cristo sono reali o no, spesso chiedono frustrati “perché Dio non si mostra?” Qualche volta sembra loro che se Lui volesse che essi credano in Lui, sarebbe la strada più semplice.

Perché Dio non si mostra? Per capire la risposta a questa domanda, dobbiamo prima di tutto esaminare il perché noi veniamo sulla terra. Per i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che  a volte sono chiamati Mormoni, la spiegazione dello scopo della vita inizia prima della nascita. Quello che ci è successo prima che nascessimo spiega perché al giorno d’oggi Dio si fa vedere di rado.

I principi dei Mormoni parlano di un tempo prima che il mondo fu creato. Dio ha creato i nostri spiriti. Questa è il motivo per cui i Mormoni considerano letteralmente Dio come il loro Padre Celeste. I nostri spiriti non erano ancora nei corpi, anche se avevano quella forma, ma avevamo le nostre personalità, talenti ed interessi. In altre parole, eravamo unicamente noi stessi. Durante quel periodo abbiamo vissuto con Dio, e avevamo la possibilità di conoscerLo e che Lui conoscesse noi.

Anche se tutto questo era meraviglioso, questa esperienza non ci permetteva di avere appieno tutte le possibilità ed esperienze che Dio voleva che avessimo. Come Padre perfetto, sapeva che avevamo bisogno di prove, esami, ed esperienze difficili per poter diventare tutto quello che potevamo essere. Sappiamo dalle nostre stesse esperienze che non impariamo completamente chi siamo fino a che non viviamo lontano da casa e non affrontiamo delle prove. Se i nostri genitori ci rendono la vita troppo facile, diventiamo viziati e non ci sviluppiamo completamente.

Per ricevere l’intera esperienza che Dio ha programmato per noi, avevamo bisogno di corpi fisici, famiglie, ed una possibilità di sviluppare la fede. La fede è la risposta al “perché Dio non si mostra?”. Mentre vivevamo alla presenza di Dio, non avevamo bisogno di fede per credere in Lui. Ad ogni modo, la fede è una parte molto importante nell’esperienza della vita. Quando impariamo ad avere fede nelle cose che non possiamo vedere, questo fa migliorare profondamente la nostra esperienza di vita. Imparando ad avere fede ci può aiutare ad imparare ad amare ed ad impegnarci con la famiglia anche nei momenti difficili. Dopo tutto, non possiamo vedere o scientificamente misurare l’amore e non  possiamo vedere nel futuro per capire come può  funziona la vita famigliare. Questo tipo di cose sono basate sulla fede. Con la fede, possiamo avere il coraggio di avere rischi che migliorano la nostra vita- mettendo alla prova delle capacità di cui non eravamo sicuri di essere bravi, dando a noi stessi la possibilità di fare delle esperienze edificanti al di fuori della nostra zona di confort, o compiendo scelte più sagge.

Ci sono molte cose possibili a cui credere, ma quando siamo obbligati a passare attraverso queste cose e fare delle scelte riguardo cosa credere e cosa rigettare, dimostriamo la nostra abilità nel fare scelte sagge. La capacità di prendere buone decisioni ci aiuta sia nella vita spirituale che temporale.

E cosi, Dio ci disse che se avessimo scelto di venire sulla terra,  avremmo perso i ricordi del nostro periodo alla Sua presenza, e perfino della sua esistenza. Ad ogni modo, ci avrebbe mandato al seguito un kit di strumenti che ci avrebbe aiutato a sapere cos’era accaduto, se avessimo scelto di aprire il kit e di usarlo. (continua…)

La famiglia di Gesù Cristo

lunedì, agosto 29th, 2011

La famiglia di Gesù Cristo consiste di una componente sia terrestre che celeste. Suo padre, naturalmente, è Dio. Gesù è letteralmente figlio di Dio. Dio è il creatore del nostro spirito, lui ci ha reso tutti  figli Suoi, ma noi abbiamo genitori terreni. Solo Gesù è il figlio letterale di una madre terrena e un Padre celeste.
Anche Gesù aveva dei fratelli. Secondo il dottor Robert J. Matthews, che, nel 1974, era un professore associato di antiche scritture alla Brigham Young University, possiamo stimare il numero di fratelli e sorelle che aveva.
“Non sappiamo quanti altri bambini erano in famiglia, ma il Nuovo Testamento cita quattro ragazzi e alcune sorelle. A questo punto ci sono utili manoscritti greci. Matteo parla di “tutte” (dal greco: pantai) le sue sorelle (Matteo 13:56), suggerendo che erano più di due. Il termine greco hai Adelphia (le sorelle) è usato nei manoscritti, a significare una pluralità, cioè tre o più sorelle. Se il documento era destinato a comunicare che c’erano solo due sorelle, è probabile che non sarebbe stata impiegata la parola Pantai, ma sarebbe stata usata la parola amphoterai, che significa “due”,.
Così la casa di Giuseppe e Maria a quanto pare contava almeno cinque ragazzi (tra cui Gesù) e almeno tre ragazze-otto figli-oltre ai genitori. “(Robert J. Matthews,” Maria e Giuseppe, “La Stella, dicembre 1974, 13).
Il professor Matthews dice in questo articolo che ci sono due teorie su questi altri bambini. Una è che venissero da un precedente matrimonio di Giuseppe, e che Maria rimanesse vergine tutta la vita. Egli fa notare, che se questo fosse vero, quei figli, più grandi di Gesù sarebbero stati gli eredi della linea di Davide, non Gesù. Inoltre, Gesù è stato indicato come figlio primogenito di Maria, non il suo unico figlio. (continua…)

I mormoni credono nell’espiazione del sangue?

mercoledì, febbraio 16th, 2011

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i cui membri sono, a volte, chiamati mormoni, ha recentemente rilasciato la seguente dichiarazione:

“I mormoni credono che vengono salvati attraverso l’espiazione di Gesù Cristo.

Nella metà del 19° secolo, quando le orazioni retoriche ed emotive erano piuttosto comuni, alcuni membri della Chiesa, e alcuni dirigenti, usavano un linguaggio forte, che comprendeva insegnamenti riguardanti alcune persone che, per far fronte ai propri peccati, rinunciavano alla loro stessa vita.

Tuttavia, la cosiddetta “espiazione del sangue”, per la quale gli individui sarebbero tenuti a versare il proprio sangue, per pagare i loro peccati, non è una dottrina della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Noi crediamo e insegniamo l’espiazione infinita ed onnicomprensiva di Gesù Cristo, che rende il perdono dei peccati e la salvezza possibile, per tutte le persone”. (Vedi Dichiarazione della Chiesa mormone, sull’espiazione del sangue).

Molte persone non si rendono conto che ogni parola pronunciata da un profeta o da altri dirigenti della chiesa, non è dottrina ufficiale. I Profeti, come tutti, sono delle persone dotate di intelligenza e, quando una dottrina specifica non ci viene data da Dio, essi sono autorizzati a prendere la loro propria decisione. A volte, discutono queste convinzioni personali in pubblico. In passato, i dirigenti non erano così cauti, come lo sono oggi. Nel mondo di oggi, dove l’affermazione più occasionale può restare per sempre, in Internet, i dirigenti, spesso, introducono le loro opinioni, ricordando che questo è ciò che esse sono. Tuttavia, quando la Chiesa era più giovane e più piccola, questo non sempre accadeva. A meno che una convinzione non venga, poi, canonizzata, essa non è dottrina ufficiale. L’espiazione del sangue è una credenza di questo tipo, derivante dai luoghi comuni, di quel tempo. (continua…)

Gesu’ era umano in qualche modo?

giovedì, luglio 10th, 2008

 

Marco, più di ogni altro scrittore, preserva una vista dell’umanità di Gesù nella narrazione della Passione. La sua preghiera nel Getsemani puo essere il miglior esempio: “Abba, Padre, ogni cosa ti è possibile: allontana da me questo calice. ” (Marco 14:36). Tramite la sua narrativa, Marco informa quelli che ascoltano la storia che Gesu’ aveva bisogno di dormire, mangiare, star da solo, e, naturalmente, pregare-fare queste cose è umano.

Se il racconto che Marco fa della storia è basato sui ricordi di Pietro, possiamo vedere una pittura descritta basata  sui ricordi di Pietro. Se è così possiamo apprezzare il ritratto franco presentato qui, che è particolarmente critico di Pietro stesso. Ci si dovrebbe ricordare che il nome vero di Pietro era Simone.  Gesù lo soprannominò Pietro (dal greco o latino ) o Cefa (dall’ebraico o aramaico ), che vuol dire “roccia, o pietra .” In Marco, Pietro è sempre chiamato col suo nuovo nome, fino al punto in cui Gesu’ gli dice : “Simone, dormi?” (Marco 14:37); enfasi aggiunta). Forse l’uso di Gesù di Simone invece che Pietro è significativo del fatto che Pietro, non è ancora diventato la roccia.

Marco ritrae l’agonia di Gesù nel Getsemani in un linguaggio chiaro e commovente. Gesù è il figlio di Dio, tuttavia è dotato del desiderio umano di vivere, di evitare sofferenza e morte. Il nome che Egli usa nel suo grido a Dio, Abba (Padre), sottolinea il pathos di questa tragica scena. Un’altra traduzione della Bibbia arriva al punto in un modo diverso, che puo’ aiutarci non solo a sentire quello che dice la scrittura, ma anche a capirla meglio; “Quindi prese con se Pietro, Giacomo e Giovanni, e cominciò ad essere preso da timore e angoscia.

E disse loro ‘L’anima mia è triste sino alla morte rimanete qui e vegliate’ . E andato poco avanti si gettò a terra e pregava che se fosse possibile, si allontanasse da lui quell’ora.  E disse ‘Abba padre, ogni cosa ti è possibile . allontana da me questo calice! Però, non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi ” (Marco 14:33-36 ).

Com’era fatto Gesù?

giovedì, luglio 10th, 2008

 

christus-jesus-christ-mormonLe lettere apocrife che danno una descrizione fisica di Gesu’ sono da lungo tempo state riconosciute come non autentiche. Gli autori post-Neo Testamentari spesso lasciavano vagare la loro immaginazione su temi che, o non erano chiari, o erano totalmente assenti dal Nuovo Testamento stesso, fornendo ai loro lettori informazioni che gli autori del Nuovo Testamento non avevano fornito.

Matteo, Marco, Luca, e Giovanni molto probabilmente non avrebbero mai immaginato che i lettori del ventunesimo secolo sarebbero stati interessati all’altezza di Gesu’, la lunghezza dei suoi capelli, il colore degli occhi, o il colore della sua barba- se – ne aveva una.

Spesso c’e’ una sottile tensione fra l’ idea di Gesu’ come modello di perfezione mentale e fisica e l’ idea espressa in Isaia che quando lo vedremo, “ non c’era nessuna apparenza da farcelo desiderare” (Isaia 53:2). Questo passaggio suscita alcune questioni interessanti . Cosa vuol dire Isaia quando dice che il Messia mortale non avrebbe avuto “nessuna bellezza”? E dovremmo considerare che il Gesu’ mortale puo’ aver avuto un aspetto che era diverso dal Signore risorto fisicamente perfetto?

Nel tempo la deita’ e’ stata ritratta come una diretta manifestazione della perfezione fisica e mentale di una data cultura. Perciò gli artisti occidentali basano il loro modo di vedere Cristo sulla loro propria cultura e la loro società e non sulla cultura e la società del I secolo nella Palestina ebraica. Un’immagine fissata o standard di Gesu’ fu creata dalla cultura occidentale nel tardo medioevo, e sebbene tutte le società abbiano modificato leggermente quell’immagine, la rappresentazione basilare e’ rimasta da allora quasi costante. Naturalmente, queste immagini sono basate sui dipinti degli artisti che non conoscevano per esperienza personale com’era Gesu’ , e non avevano neppure accesso ad un’autentica descrizione scritta da qualcuno che lo aveva incontrato.

Le persone in antichità erano si solito soggette a malattie, non c’erano cure dentarie, e mancavano di opportunità quotidiane di igiene, che molti occidentali hanno e che si aspettano (per esempio lo shampoo). A causa di restrizioni della dieta, in genere erano di statura inferiore a quelli che vivono oggi.

Dopo tutto Gesu’ era un ebreo che visse nel medioevo piu’ di duemila anni fa. Parlava una lingua diversa e viveva in una cultura che in molti modi era aliena dalle nostre culture moderne.

Aveva esperienze culinarie limitate una mancanza, non solo di varietà nella dieta ma anche di qualità e di quantità (come la carne fresca). Probabilmente non avrebbe incontrato i nostri moderni standard di un cambio quotidiano di abiti puliti. E le sue abitudini di lavarsi, basate sulla sua cultura, non sarebbero certo state simili alla nostra corrente ossessione per la pulizia. Il suo accesso alla cure medica e dentale era limitata, secondo i nostri standard, e come molti concittadini di Nazaret e Cafarnao, raramente provava le tecniche romane avanzate che si potevano trovare a Gerusalemme o nelle citta’ piu’ grandi dell’impero. Molto probabilmente era piccolo di statura, paragonato a molti uomini oggi, e aveva una carnagione olivastra , lineamenti angolosi, ciglia prominenti, occhi castani, capelli neri o castani, e la barba nera o castana, sebbene potessero esserci fra i giudei alcuni geni recessivi di occhi blu e capelli rossi.

 

 

 

Gesu’ Cristo

giovedì, luglio 10th, 2008

 Perche’ Gesu’ e’associato a Nazaret?

Nazaret, un paesino dell’alta  Galilea, fu il villaggio dell’infanzia di Gesu’. Secondo il Nuovo Testamento Giuseppe e Maria, tornarono la’ qualche tempo dopo la nascita di Gesu’ a Betlehem, una piccola citta’ della Giudea del sud. (Matteo 2:23). Dalla giovinezza di Gesu’ sino a quando egli raggiunse i trent’anni, Nazaret fu la sua casa.

In quel periodo non era insolito per una persona essere identificata con la citta’ in cui essa era nata o viveva  (vedere per esempio Luca 8:2 dove e’ menzionata Maria di Magdala ). Come risultato, Gesu’ e’ identificato con Nazaret circa diciassette volte nel Nuovo Testamento come “Gesu’ di Nazaret.” (continua…)