Archive for the ‘Fede’ Categoria

La religione è l’oppio per i deboli?

martedì, dicembre 6th, 2011
Questa domanda è in relazione alla famosa dichiarazione di Karl Marx: ” La religione è l’oppio delle masse”. Marx disse inoltre: “la religione è l’impotenza della mente umana di relazionarsi con le situazioni che non possono capire.” Ed ancora: “Il primo requisito per la felicità dei popoli è l’abolizione della religione”.In un articolo scritto da Geoffrey Janes riguardante questa questione, Janes disse intuitivamente: “L’idea di base è che Dio sia qualche tipo di narcotico spirituale che inebria i nostri sensi di dolore del mondo e ci aiuta a farvi fronte.” Citando un poeta contemporaneo polacco, Janes continuò dicendo: “religione, oppio dei popoli! Il vero oppio della modernità è credere che non ci sia nessun Dio cosi gli uomini sono liberi di fare come tutto ciò li soffisfi. “L’oppio è un narcotico.” Il termine narcotico (ναρκωτικός) si crede che sia stato coniato da Galen per riferirsi agli agenti che intorpidiscono, causando perdita di sentimenti o paralisi.” [Wikipedia]

Quindi l’oppio ha due effetti: 1) Alleviare il dolore, per mandare i via i sentimenti; 2) Rendere qualcuno impotente di agire.
La dichiarazione di Marx suggerisce che la popolazione sia paralizzata quando è presente la religione. Pensa che le persone non possano pensare, prendere decisioni razionali o esercitare la propria volontà, quando la religione li influenza. Pensa che le persone siano portate a credere nelle fiabe, alleviando il loro dolore, ma rendendoli incapaci di rendersi conto di cosa sia reale e di agire di conseguenza.

Essendo stato fisicamente paralizzato dal collo in giù negli ultimi 19 anni, so cosa voglia dire non avere nessun tipo di percezione in ogni parte del mio corpo ad eccezione del mio visto e della parte alta della mia testa. Potreste pensare che sia una benedizione non essere in grado di sentire il dolore, ma in realtà non lo è. (continua…)

Perchè la vita è così difficile?

mercoledì, novembre 30th, 2011
La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i cui membri sono a volte chiamati Mormoni, ha recentemente tenuto la sua semi-annuale Conferenza Generale. Durante questa conferenza, i dirigenti Mormoniistruiscono i membri e gli altri ascoltatori in modo da poter vivere meglio gli insegnamenti di Cristo.Durante la Conferenza Generale dell’Aprile 2011, Paul V. Johson ha risposto alla domanda:”Perchè la vita è così difficile?”. Ha insegnato che le prove spesso arrivano perchè Gesù ci ama. Potrebbe non sembrare, al primo colpo d’occhio, un dono, ma se noi capiamo perchè siamo venuti sulla terra, la ragione che c’è dietro diventa chiara.

I principi Mormoni insegnano che Dio ha creato i nostri spiriti. Come spiriti -volendo dire che non avevamo un corpo- vivevamo con Dio ed avevamo la possibilità di conoscerLo e di diventare le persone che siamo oggi.

Ad ogni modo, naturalmente, ogni figlio ha bisogno di andarsene di casa e cosi Dio preparò la terra per noi. Quando siamo venuti sulla terra ci siamo portati con noi le nostre personalità ma abbiamo dimenticato chi eravamo e da dove venivamo. Abbiamo acquisito un corpo e delle famiglie. Molti di noi hanno l’occazione di riscoprire Dio e Gesù Cristo e persino quelli che non li hanno riscoperti hanno con loro la Luce di Cristo, che chiunque ha sempre con se. Abbiamo delle prove che ci servono come un test per vedere se siamo in grado di affrontarle adeguatamente.

Ma le prove non sono solamente un test. Sono anche un dono. Mentre affrontiamo le prove, spesso scopriamo qualcosa di noi stessi che non sapevamo di avere. Quando le affrontiamo in un modo negativo impariamo quali sono le nostre debolezze e possiamo scegliere di superare le prove. Quando invece le affrontiamo positivamente, possiamo crescere molto di più di quello che avremmo mai potuto immaginare. Le sfide ci aiutano a diventare qualsiasi cosa Dio voglia che noi diventiamo.

Il discorso dell’Anziano Johnson è stato tenuto durante la sessione della Conferenza di domenica mattina. Si intitola “Più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati” e questo titolo viene dall’apostolo della Bibbia Paolo, in Romani capitolo 8.

35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
36 Com’è scritto:
«Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno;
siamo stati considerati come pecore da macello».
37 Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.
38 Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future,
39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Anziano Johnson ha ricordato agli ascoltatori che nessuno è immune alle prove. I soldi non le possono evitare. L’obbiedienza ai comandamenti non le può evitare. Le prove sono una parte essenziale della vita- anche Gesù ha dovuto affrontare prove e tentazioni-. Le sfide che affrontò erano una parte essenziale della Sua propria esperienza mortale e furono anche una parte fondamentale della nostra esperienza.

A volte può sembrare che le nostre prove si concentrino su parti della nostra vita e della nostra anima che ci sembrano difficili da affrontare. Siccome la crescita personale è una conseguenza di queste prove, non dovrebbe stupire che le prove possono essere molto personali -mirano quasi verso le nostre particolari debolezze o bisogni-.

Ci sono delle volte in cui siamo tentati di dire a Dio che siamo più che disposti ad assumerci la nostra parte di prove, proprio per quel processo particolare che incombe davanti a noi. Possiamo pensare di non essere in grado di superare quella prova. Ad ogni modo, se una prova arriva, è segno che dopo tutto il Signore sa che la possiamo gestire. Ancora più importante, vuol dire che c’è qualcosa che Lui vuole che noi impariamo con questa esperienza. Impariamo molto di più quando siamo spinti al di fuori dalla nostra zona di conforto e sicurezza. Le prove sono dolorose, ma viste da un punto di vista eterno, ne valgono la pena.

Nel libro dei Numeri, nell’antico testamento, Mosè sta facendo fatica con il suo gruppo di Israeliti lamentosi. Sono proccupati perchè non hanno niente da mangiare. Cosi Dio incominciò ha procurargli la manna. Presto, comunque, la novità della manna svanì e cosi incominciarono a lamentarsi per avere carne, verdure, ed altro cibo che avevano avuto in passato. Mosè andò molto vicino ad un punto di sfinimento. Si lamentò perfino con Dio, chiedendogli come mai doveva avere a che fare con quelle persone- dopo tutto erano figli di Dio, non suoi-. Cosi suggerì, in uno certo stato di frustrazione, che Dio semplicemente lo uccidesse. La morte sembrava migliore che avere a che fare con le sue prove, che lui insisteva nel sostenere erano oltre le sue possibilità. Invece, Dio offrì un po’ di aiuto e lo fece andare avanti. Nel corso del tempo, Mosè diventò un dirigente più forte e meglio in grado di gestire le prove che doveva affrontare.

Le nostre prove sono personalizzate in base alle nostre esigenze specifiche. La ragione per cui alcune persone hanno una vita apparentemente più difficile di altri, spesso è a causa delle lezioni specifiche che quella persona potrebbe aver bisogno di imparare. Dio sa esattamente di quali prove abbiamo bisogno. La persona con delle prove apparentemente facili potrebbe effettivamente dover far fronte ad un maggiore pericolo rispetto ad una persona con prove ben più difficili. Si dice spesso, per esempio, che la maggior parte delle persone sarebbero disposti a morire per la loro fede, ma la verità è che spesso sono più frequentemente chiamati a vivere per essa. Mentre morire per la nostra fede può sembrare che sia più duro e più grave, in verità, vivendo poco per poco, giorno per giorno le sfide per via della nostra fede potrebbe rivelarsi molto più difficile. Molti di noi se la cavano sorprendentemente bene di fronte a dure prove, ma nell’affrontare quelle più piccole, alcune delle quali in realtà non sembrano prove, possiamo essere presi alla sprovvista.

Per coloro che sono frustrati dopo una dura prova, Anziano Johnson ci consola:
“Un modello nelle Scritture e nella vita, dimostra che molte volte i periodi più bui ed i test più pericolosi precedono immediatamente gli eventi notevoli ed una grande crescita. “Dopo molte tribolazioni vengono le benedizioni.” I figli di Israele sono rimasti intrappolati contro il Mar Rosso prima che fosse separato. Nefi ha affrontato il pericolo, la rabbia dai suoi fratelli, e diversi fallimenti prima che fosse in grado di procurarsi le tavole di bronzo. Joseph Smith fu sopraffatto da una forza del male così forte che sembrava che lui fosse destinato alla distruzione totale. Quando era quasi pronto a sprofondare nella disperazione, si è impegnato nell’invocare Dio, e proprio in quel momento ha ricevuto la visita del Padre e del Figlio. Spesso gli investigatori hanno un forte periodo di opposizione e di tribolazione poco prima del battesimo. Le madri sanno che le sfide del travaglio precedono il miracolo della nascita. Di volta in volta vediamo benedizioni meravigliose sulla scia di grandi prove.”

Ricordare questo ci può aiutare a sopportare le nostre prove. Possiamo sapere che se ci troviamo di fronte alla nostra prova con coraggio, cercando le lezioni da imparare e la capacità di acquisire conoscenza, quando finisce riceveremo una ricompensa per i nostri sforzi. Saremo più forti, amuenteremo la fede e la fiducia in Dio, e saremo meglio preparati per la prova successiva.

Il nostro Padre Celeste ci ama, e che “che chiunque riporrà la sua fiducia in Dio sarà sostenuto nelle sue prove, nelle sue difficoltà e nelle sue afflizioni, e sarà elevato all’ultimo giorno”. Un giorno, quando saremo dall’altra parte del velo, non vogliamo che ci sia una persona qualunque per dirci soltanto: “Bene, hai finito”. Vogliamo, invece, che il Signore ci dica: “Va bene, buono e fedel servitore”.

Dio sente il nostro dolore?

venerdì, novembre 25th, 2011
Quando avevo 50 anni stavo facendo surf con mio figlio di 16 anni ed un suo amico a Laguna Beach, in California. Ho fatto un “ultima onda” ed ho accidentalmente colpito con la fronte una roccia che era nell’acqua. Mi sono rotto gravemente il collo, e il mio midollo spinale reciso tra la seconda e la terza vertebra cervicale. Rimasi immediatamente paralizzato, persi la conoscenza e mi svegliai due ore dopo nell’ospedale di Laguna circondato da dottori ed infermiere. Un’infermiera notò che i miei occhi erano aperti e disse: “Jack, se capisci cosa sto dicendo, batti le ciglia una volta”. Cosi feci e ci fu un sospiro collettivo di sollievo nella stanza. Quello per me fu l’inizio di un nuovo stile di vita che è continuato così negli ultimi 19 anni.Grazie alla mia fede personale in Dio e nella sua bontà, non mi sono mai arrabbiato con Lui, e nemmeno sono andato in giro con un comportamento di autocommiserazione dicendo:”Perchè a me?” Ad ogni modo, ci ho messo del tempo per realizzare che Dio e Gesù Cristo sentivano intensamente i miei dolori e le mie sofferenze, forse di più di quello che sentivo io.

Anche se non ero arrabbiato per il mio incidente e per la paralisi, per un pò fui devastato ed avevo il cuore spezzato. Sembrava semplicemente di aver perso cosi tanto e di non poter conciliare un esteso periodo di vita mentre ero completamente paralizzato dal collo in giù ed intubato.

Entrai in una profonda, scura, depressione e c’erano dei giorni in cui avrei ben accettato una via d’uscita prematura dalla vita. Ad ogni modo continuavo a pregare, ed infine dopo un lungo periodo di preparazione, mi è stata data un esperienza che mi ha portato ad una conoscenza sempre presente di come Dio prova il nostro dolore ed è ansioso di poterci aiutare.

Arrivai alla fine della corda, ed urtai il muro. Dovetti realizzare che nessun dottore o uomo sulla terra potesse fare per me ciò di cui avevo più bisogno. Sapevo che vista la natura dei danni non sarei più potuto “ritornare indietro”. La cosa di cui avevo più bisogno e che desideravo erano pace, speranza ed un senso di accettazione di ciò che avevo perso durante l’incidente. Alla fine mi rivolsi a Dio con tutta la mia anima e tutto il mio cuore in preghiera, come non avevo mai pregato prima. Arrivai finalmente a capire quando ero amato dal Salvatore e da un amorevole, gentile, misericordioso, Padre Celeste. Non ho avuto una visione, ma mi fu dato un nuovo cuore e fu riempito con pace, gioia, speranza, ed un senso di accettazione che non avrei mai pensato di poter sentire di nuovo. (continua…)

Perchè Dio non si mostra?

martedì, novembre 8th, 2011

Quando le persone fanno fatica a sapere se Dio e Gesù Cristo sono reali o no, spesso chiedono frustrati “perché Dio non si mostra?” Qualche volta sembra loro che se Lui volesse che essi credano in Lui, sarebbe la strada più semplice.

Perché Dio non si mostra? Per capire la risposta a questa domanda, dobbiamo prima di tutto esaminare il perché noi veniamo sulla terra. Per i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che  a volte sono chiamati Mormoni, la spiegazione dello scopo della vita inizia prima della nascita. Quello che ci è successo prima che nascessimo spiega perché al giorno d’oggi Dio si fa vedere di rado.

I principi dei Mormoni parlano di un tempo prima che il mondo fu creato. Dio ha creato i nostri spiriti. Questa è il motivo per cui i Mormoni considerano letteralmente Dio come il loro Padre Celeste. I nostri spiriti non erano ancora nei corpi, anche se avevano quella forma, ma avevamo le nostre personalità, talenti ed interessi. In altre parole, eravamo unicamente noi stessi. Durante quel periodo abbiamo vissuto con Dio, e avevamo la possibilità di conoscerLo e che Lui conoscesse noi.

Anche se tutto questo era meraviglioso, questa esperienza non ci permetteva di avere appieno tutte le possibilità ed esperienze che Dio voleva che avessimo. Come Padre perfetto, sapeva che avevamo bisogno di prove, esami, ed esperienze difficili per poter diventare tutto quello che potevamo essere. Sappiamo dalle nostre stesse esperienze che non impariamo completamente chi siamo fino a che non viviamo lontano da casa e non affrontiamo delle prove. Se i nostri genitori ci rendono la vita troppo facile, diventiamo viziati e non ci sviluppiamo completamente.

Per ricevere l’intera esperienza che Dio ha programmato per noi, avevamo bisogno di corpi fisici, famiglie, ed una possibilità di sviluppare la fede. La fede è la risposta al “perché Dio non si mostra?”. Mentre vivevamo alla presenza di Dio, non avevamo bisogno di fede per credere in Lui. Ad ogni modo, la fede è una parte molto importante nell’esperienza della vita. Quando impariamo ad avere fede nelle cose che non possiamo vedere, questo fa migliorare profondamente la nostra esperienza di vita. Imparando ad avere fede ci può aiutare ad imparare ad amare ed ad impegnarci con la famiglia anche nei momenti difficili. Dopo tutto, non possiamo vedere o scientificamente misurare l’amore e non  possiamo vedere nel futuro per capire come può  funziona la vita famigliare. Questo tipo di cose sono basate sulla fede. Con la fede, possiamo avere il coraggio di avere rischi che migliorano la nostra vita- mettendo alla prova delle capacità di cui non eravamo sicuri di essere bravi, dando a noi stessi la possibilità di fare delle esperienze edificanti al di fuori della nostra zona di confort, o compiendo scelte più sagge.

Ci sono molte cose possibili a cui credere, ma quando siamo obbligati a passare attraverso queste cose e fare delle scelte riguardo cosa credere e cosa rigettare, dimostriamo la nostra abilità nel fare scelte sagge. La capacità di prendere buone decisioni ci aiuta sia nella vita spirituale che temporale.

E cosi, Dio ci disse che se avessimo scelto di venire sulla terra,  avremmo perso i ricordi del nostro periodo alla Sua presenza, e perfino della sua esistenza. Ad ogni modo, ci avrebbe mandato al seguito un kit di strumenti che ci avrebbe aiutato a sapere cos’era accaduto, se avessimo scelto di aprire il kit e di usarlo. (continua…)

I mormoni credono che si possa costruire la propria strada, per il cielo?

mercoledì, ottobre 5th, 2011

Questa domanda viene spesso fatta dagli evangelici ed è, in generale, dovuta ad un fraintendimento degli insegnamenti mormoni, su quanto accade dopo la morte e su come lo controlliamo.

Molti evangelici insegnano che una persona vada in cielo per essere “salvata”. Ciò comporta l’atto di accettare Gesù Cristo, come personale Salvatore. Allo stesso tempo, insegnano che con le azioni, non si può entrare in Cielo. I mormoni credono che una persona debba accettare Gesù Cristo come suo Salvatore, per ritornare alla presenza di Dio, dopo la morte. Entrambi i gruppi concordano sul fatto che almeno un atto è richiesto, ad ognuno di noi, per essere con Dio..

La confusione arriva sul numero di atti che servono, per essere salvati, e viene dalla differenza di terminologia usata dai mormoni. I mormoni credono che tutti siano salvati attraverso l’espiazione di Gesù Cristo, anche se non hanno mai accettato Gesù Cristo come loro Salvatore. Tuttavia, la grazia e la vita eterna, per un mormone, non sono la stessa cosa. Per capire questa complessa questione, diamo un’occhiata ad alcuni punti essenziali.

Che cos’è la grazia?

Il Dizionario della Bibbia, che si trova nell’edizione SUG della Bibbia di Re Giacomo, definisce la grazia, per noi:

E’ attraverso la grazia del Signore Gesù, resa possibile dal suo sacrificio espiatorio, che l’umanità sarà sollevato nell’immortalità, ogni persona riceverà il suo corpo, dalla tomba in una condizione di vita eterna. E’, altresì, mediante la grazia del Signore che gli individui, attraverso la fede nell’espiazione di Gesù Cristo e il pentimento dei loro peccati, ricevono forza e assistenza per fare buone opere che, altrimenti, non sarebbero in grado di fare, se lasciati ai propri mezzi. Questa grazia è un potere che permette agli uomini e alle donne di ricevere la vita eterna e l’esaltazione, dopo che hanno fatto i loro migliori sforzi. (Vedi Guida alle Scritture). (continua…)

La nostra fede è incentrata su Gesù Cristo

lunedì, ottobre 3rd, 2011

Recentemente, l’anziano M. Russell Ballard ha parlato agli studenti laureandi, alla Brigham Young University, un’università di proprietà della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. I membri di questa chiesa sono noti come mormoni. Egli ha consigliato loro il modo con cui discutere la loro religione con gli altri, sottolineando che la maggior parte degli argomenti di maggiore interesse, per i detrattori, non sono elementi critici della loro religione, ma sono elementi marginali o pratiche che non vengono più seguite. Li ha invitati a mantenere la discussioni incentrate sul nucleo della loro religione, gli elementi che influenzano la salvezza, piuttosto che quelli che sono semplicemente interessanti punti di discussione intellettuale.

“Quando tutto è detto e fatto, la cosa più importante di voi è la vostra testimonianza, che si basa sulla vostra convinzione riguardo a ciò che Gesù Cristo ha insegnato, e sul tentativo di seguirlo, per vivere la vostra vita in un modo accettabile per il nostro Padre celeste e Signore.

Questo è il vostro fondamento. Era il fondamento di Joseph Smith. Egli disse: “I principi fondamentali della nostra religione sono la testimonianza degli apostoli e dei profeti, riguardo a Gesù Cristo, che Egli morì, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno e ascese al cielo, e tutte le altre cose che riguardano la nostra religione sono solo un appendice a tutto questo”.
(Vedi il discorso dell’anziano M. Russell Ballard:. Impegnarsi senza essere sulla difensiva)

Ogni religione ha dati o documenti scritti che coprono un ampio spettro di informazioni. Alcune di queste informazioni sono essenziali, per la salvezza del credente, ma la gran parte non lo è. Per esempio, dobbiamo sapere chi ha creato il mondo e ci crediamo, ma non c’è bisogno di sapere esattamente quanto tempo è stato impiegato. Questo è solo un argomento interessante per il dibattito o la curiosità, ma non ha nulla a che fare con la nostra salvezza. E’ interessante leggere la genealogia nel Vecchio Testamento, ma non ci sarà un test su di essa, quando saremo davanti al Salvatore, in giudizio. Alcune storie della Bibbia sono curiose e non si comprende perché un profeta biblico abbia fatto le scelte che ha fatto, ma il più delle volte, non abbiamo bisogno di saperlo. (continua…)

Ex Mormoni – I membri che lasciano la Chiesa mormone

lunedì, ottobre 3rd, 2011

In senso stretto, la parola ex-mormone si riferisce semplicemente a qualcuno che ha scelto di porre fine alla sua appartenenza alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. I membri della Chiesa sono, a volte, indicati come mormoni e, quindi, un ex-mormone è formalmente un mormone. Tuttavia, il termine è più comunemente usato per riferirsi a persone che non hanno semplicemente lasciato la chiesa o hanno cambiato religione, ma a coloro che, poi, si dedicano ad attaccarla.

Ci sono molte ragioni per le quali una persona potrebbe fare una cosa del genere. Mentre la maggior parte delle persone che lasciano una religione, qualsiasi religione, semplicemente si uniscono ad una nuova fede o abbandonano la religione organizzata, per entrare nella loro nuova vita in silenzio, altri sentono il bisogno di attaccare e dimostrare l’odio per la vita che hanno lasciato. Alcuni di quelli che lo fanno, hanno avuto qualche disaccordo con un altro membro o con un dirigente. Alcuni contestano un consiglio dato loro da un dirigente. Queste persone si trovano incapaci o non disposte a perdonare o a risolvere la questione in maniera amichevole e simile a Cristo e, di conseguenza, organizzano la loro vita intorno ad una sorta di modello di rivincita. Alcuni sono infelici a causa della riluttanza della chiesa nel seguire le mode e la verità della moda, e sono pieni di risentimento perchè la Chiesa ha scelto di non rendere più accettabili i loro peccati. Altri sono incerti sulla loro decisione e sentono che l’unico modo per giustificare la loro incertezza è quella di “provare” che la chiesa non è vera. Sentono che se riuscissero a trovare o inventare cose abbastanza negative e convincere gli altri ad essere d’accordo con loro, questo li potrebbe aiutare a giustificare le loro azioni, anche se le uniche persone che hanno bisogno di convincere sono sè stessi e Dio.

Spesso il loro comportamento consta nel ripetere argomenti molto vecchi, e di solito già smentiti, a coloro che non hanno avuto il tempo di fare delle ricerche per conto proprio, nella speranza di portare altre persone religiose nel loro ovile. A volte, considerano il Libro di Mormon in modo diverso dalla Bibbia. Per esempio, scrivono lunghi documenti sulla mancanza di prove scientifiche che ci fossero i cavalli in America, in tempi antichi, ignorando la mancanza di prove scientifiche della presenza dei leoni, nelle terre della Bibbia. Questi argomenti spesso confondono fede e scienza. In generale, gli argomenti sviluppati, con piccoli aggiustamenti, partono dai primi giorni della chiesa e ritornano ad ogni generazione.

La maggior parte delle persone religiose non sono particolarmente interessate ad attaccare i mormoni e così coloro che lo fanno, anche se lavorano duramente per mantenere una presenza forte, in realtà costituiscono un segmento molto piccolo della popolazione religiosa o anche della popolazione degli ex mormoni.

C’è una storia nel Libro di Mormon, su un profeta chiamato Lehi e suo figlio Nefi, che divenne un profeta anch’egli. Lehi ebbe una visione, che venne poi illustrata da Nefi, ed è registrata nei primi capitoli del libro. In questa visione, c’era un bellissimo albero. Lehi aveva capito che il frutto dell’albero era altamente desiderabile e che mangiarlo avrebbe portato una grande gioia. Egli invitò la sua famiglia a mangiare il frutto ed i membri della famiglia scelsero la cosa giusta, ma gli ingiusti scelsero di non mangiarne.

C’era un fiume che scorreva verso l’albero e una via dritta, accanto ad esso. Lungo il percorso, c’era una sbarra di ferro. Mentre moltitudini di persone si sforzavano di raggiungere l’albero, una nebbia nacque dalle tenebre, rendendo difficile il raggiungimento dell’albero, da parte della gente che voleva andarci. Tuttavia, coloro che si tenevano all’asta, che rappresentava la parola di Dio, raggiunsero l’albero in modo sicuro. Quelli non si persero.

Alcuni ignorarono l’asta o si stancarono e la lasciarono andare, essi caddero e si persero. Altri si tennero all’asta e raggiunsero l’albero. Essi assaggiarono il frutto, ma non erano in grado, per qualche motivo, di sperimentare la gioia che altri sentivano, per poterla gustare. Questo perché si guardavano intorno, per vedere come gli altri stessero reagendo a tutto questo. Quelle persone notarono un edificio grande e spazioso, lì vicino, pieno di gente in costosi ed eleganti abbigliamenti. La gente nel palazzo rideva, beffarda, e molestava coloro che stavano mangiando il frutto. Naturalmente, alcuni erano abbastanza sicuri da fidarsi del proprio giudizio e della saggezza e, quindi, ignorarono le beffe, godendo tutti i benefici del frutto, che rappresentava l’amore di Dio. Altri, però, non riuscivano ad ignorare gli schernitori. Queste persone si sentivano in imbarazzo, ad essere derise, e ascoltarono le parole degli schernitori. Vagarono fuori dal sentiero e tornarono alle loro vite o ne scelsero una nuova, dimenticando o ignorando l’obiettivo da raggiungere, per il quale, un tempo, avevano lavorato. Tuttavia, alcune semplicemente non potevano proprio andare avanti. Andarono nel palazzo e si unirono agli schernitori, in una vita piena di vuoto, di contesa e di rabbia.

Questo è, per molti versi, rappresentativo del mondo degli ex mormoni. I mormoni sentono dolore per coloro che lasciano la chiesa. Sono mormoni perché credono che quella sia la strada diritta e stretta, che porta a Cristo. Quelli che lasciano, di solito, non sono ossessionati da ciò che hanno lasciato, anche se spesso si rendono conto di ciò che hanno perso, se hanno mantenuto il contatto con lo Spirito. La maggior parte dei cristiani è troppo occupata a vivere la vita nel servizio cristiano e nella condivisione delle proprie convinzioni, per preoccuparsi troppo degli insegnamenti degli altri. Coloro che hanno abbandonato del tutto la religione, di solito si dedicano ad una vita secolare.

Si tratta di coloro che si ritrovano nel palazzo grande e spazioso e dedicano la loro vita al beffardo e attaccano gli altri e, generalmente, ricevono il titolo di ex-mormoni. Piuttosto che concentrarsi sull’amore e il servizio di Cristo, che Egli ci ha insegnato per vivere, essi rimangono intrappolati in un mondo di rabbia e di contesa. Paolo avvertì:

8 Questa parola è fedele, e queste cose voglio che tu le affermi costantemente, che coloro che hanno creduto in Dio possano essere attenti a mantenere le buone opere. Queste cose sono buone e utili agli uomini.

9 Ma evita domande sciocche, e genealogie, e contese, intorno alla legge, perché sono inutili e vane. (Vedi Tito 3)

La Chiesa spera che gli ex membri permetteranno alla guarigione di entrare nei loro cuori e brama il loro ritorno.

Nel 1985, nel periodo natalizio, i dirigenti della chiesa prepararono un invito speciale a coloro che avevano lasciato la Chiesa. Lo leggiamo in parte:

Siamo consapevoli che alcuni, che sono inattivi, sono diventati critici verso gli altri e sono inclini a trovare un difetto, e che ci sono coloro che sono stati disassociati o scomunicati, a causa delle gravi trasgressioni.

A tutti questi ci rivolgiamo con amore. Siamo ansiosi di perdonare, nello spirito di Colui che disse: “Io, il Signore, perdonerò chi voglio perdonare, ma a voi è richiesto di perdonare tutti gli uomini”. (DeA 64:10).

Incoraggiamo i membri della Chiesa a perdonare coloro che li hanno feriti. A coloro che hanno cessato l’attività e a coloro che sono diventati critici, diciamo: “Tornate indietro. Tornate a far festa alla mensa del Signore e gustate di nuovo la frutta dolce e soddisfacente della comunione con i Santi”.

Siamo sicuri che molti hanno desiderato tornare, ma si sono sentiti in imbarazzo. Vi assicuriamo che troverete delle braccia aperte, pronte ad accogliervi, e mani disposte ad aiutarvi. (Vedi Notizie della Chiesa, La Stella, Mar 1986, 82-88).

Si può avere fede e credere ancora nella scienza?

lunedì, ottobre 3rd, 2011

Risposta personale di Betania

Sì! Si può avere fede e credere ancora nella scienza. Le Scritture chiaramente e ripetutamente dicono che Dio è il Creatore della terra, dei cieli e di tutto ciò che è in essi. Ma attesta, altresì, che gli elementi di cui la terra è costituita sono eterni. In qualità di biologa, vedo costantemente il legame tra la scienza e la religione, proprio come ho sempre studiato la scienza della vita e il suo legame spirituale con la religione. Mentre approfondisco i miei studi, aumenta la mia fede, anche perchè vedo la mano di Dio in ogni aspetto della vita.

L’Anziano Henry B. Eyring, membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, ha affermato che “l’essenza del Vangelo è la dottrina del provare… e, naturalmente, è anche l’essenza della scienza: la dottrina dei tentativi, delle prove e delle dimostrazioni. Questo è il tipo di procedura che rende la scienza quello che è”. Il punto è che il Vangelo ci insegna a sperimentare con le parole del Salvatore e a fare come farebbe uno scienziato, nel cercare la verità.

Più e più volte ho assistito a dei miracoli, nella mia vita personale e in quella degli altri intorno a me, che non avrei mai immaginato potessero accadere. Come è possibile che alcune cose che non sono scientificamente in grado di accadere, invece accadono? Mi ricordano l’apostolo Pietro che, come scritto in Matteo 14, ha visto Cristo camminare sulle acque e gli ha chiesto se potesse andargli incontro, sul mare. Pietro ha camminato sulle acque, sfidando la scienza, ma la sua fede ha vacillato, appena le onde hanno iniziato ad andare verso di lui. Gesù stese la mano, lo afferrò, e gli disse: «O uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Ci sono state volte in cui ero certa che la mia fede o quella degli altri, avrebbe fallito, ma se la gente può fallire, il Signore no. Troppi scienziati si sforzano solo di trovare le risposte alle domande scientifiche e ignorano la parte spirituale, essi accettano che niente possa essere dimostrato, se non attraverso dei metodi, o la vista, o l’udito, o che non possa essere provato con l’esperienza. La scienza stessa è piena di Dio.

Il presidente Ezra Taft Benson, il 13° Presidente della chiesa mormone, ha affermato che “la religione e la scienza sono apparse, a volte, in conflitto. Eppure, il conflitto può essere solo apparente, non reale, perchè la scienza cerca la verità e la vera religione è la verità. Non potrà mai esserci conflitto tra la religione rivelata e la vera scienza. La verità è la verità, sia che venga etichettata come scienza o religione. Ogni verità è coerente. Non vi è alcun conflitto nell’interpretazione della realtà”. In questo caso, forse, scienza e religione non sono opposte, ma sono solo modi diversi di vedere le cose.

Io so e vedo tranquillamente come la scienza e la religione si incastrino. Anche se io non conosco tutte le risposte, proprio come chiunque altro, so che con pazienza e umiltà, tutte le questioni possono essere risolte, se non in questa vita, nella prossima.

Come vedono i mormoni la necessità di un’educazione?

domenica, ottobre 2nd, 2011

Risposta personale di James Faulconer

Sin dagli inizi della sua storia, i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni) hanno valutato l’importanza dell’istruzione. Nel 1832, due anni dopo la fondazione ufficiale della Chiesa, una rivelazione data al primo profeta della Chiesa, Joseph Smith, dice:

E vi do il comandamento di insegnarvi l’un l’altro le dottrine del regno. Insegnate diligentemente, e la mia grazie vi accompagnerà, affinché possiate essere istruiti più perfettamente nella teoria, nei principi, nella dottrina, nella legge del Vangelo, in tutte le cose che riguardano il regno di Dio che è utile che voi comprendiate; su cose che sono sia in cielo che in terra, e sotto la terra; cose che sono state, cose che sono e cose che devono venire fra breve; cose che avvengono in patria e cose che avvengono all’estero; le guerre e le complicazioni delle nazioni, e i castighi che sono sulla terra; e anche una conoscenza di paesi e di regni. (Dottrina e Alleanze 88:77-79)

Nel 1843, ancora un’altra rivelazione ci insegna: “È impossibile per un uomo essere salvato nell’ignoranza” (Dottrina e Alleanze 131:6).

L’insistenza sulla formazione non scompare dalla cultura mormone. Nel 1888, uno dei leader principali della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (chiesa mormone) nel diciannovesimo secolo e all’inizio del ventesimo, Orson F. Whitney, dice: “‘Di tutte le cose che si possono ottenere, la comprensione non è meno importante, nel credo ‘mormone’, di quella che è una delle perle di saggezza di Salomone”. E nel presente, Cecil O. Samuelson, presidente dell’università della Chiesa, Brigham Young University, e uno degli anziani che presiede la Chiesa, ha tenuto un discorso, sull’istruzione delle donne che studiano alla BYU. In questo discorso, egli ricorda agli studenti: “Fondamentale per la nostra religione è il concetto che la gloria di Dio è l’intelligenza, o, in altre parole, la luce e la verità (Dottrina e Alleanze 93:36)”. Una dottrina in cui crediamo è che tutte le conoscenze utili o le comprensioni, la saggezza o i ‘principi di intelligenza’, che verranno acquisite in questa vita, sorgeranno con noi nella risurrezione. (Vedi Dottrina e Alleanze 130:18)”.  (continua…)

Come posso riconoscere le risposte alle mie preghiere?

domenica, ottobre 2nd, 2011

Risposta personale di Nathan

Le risposte alle preghiere arrivano in modi molti diversi. Un metodo efficace per rispondere a questa domanda potrebbe essere quello di spiegare genericamente alcuni dei modi in cui riceviamo le risposte alle nostre preghiere.

C’è un metodo per ricercare la rivelazione (comunicazione da Dio all’uomo) che permette alla preghiera di ricevere una risposta. Cercare la rivelazione, inizia con uno sforzo da parte nostra. Una preghiera semplice, spesso non è sufficiente. Ci sono passi importanti da considerare, come il digiuno, la meditazione e la costruzione della fede, per arrivare ad avere una risposta. Mentre compiamo questi passi, Dio vede i nostri sforzi e ci benedice di conseguenza. Spesso il miglior metodo di ricerca della rivelazione o risposta alle preghiere, è quello di prendere una decisione dopo il nostro digiuno, la meditazione e la costruzione della fede. Una volta che sentiamo di aver preso una buona decisione, dobbiamo portarla al Signore e chiedere la sua conferma.

La conferma avviene per mezzo dello Spirito Santo ed è certamente una risposta alle preghiere, oltre ad essere il modo più comune con cui Dio risponde alle mie preghiere. Quando mi rivolgo al Signore in preghiera, chiedendo se la scelta è corretta, è davvero un miracolo sentire la pace nel cuore, la chiarezza nei pensieri e la consapevolezza che so che c’è stata una risposta ad una preghiera. Quando una decisione presa, non è corretta agli occhi del Signore, mi sento a disagio e il mio pensiero non è più così chiaro, sulla questione. Nell’Aprile 2007, alla Conferenza Generale, l’anziano Richard G. Scott, del Quorom dei Dodici Apostoli, ha parlato di questo argomento. Leggete il suo discorso: “Usare il dono divino della preghiera”. (continua…)