Archive for the ‘Avversita’’ Categoria

Perché Dio permette la sofferenza?

mercoledì, gennaio 4th, 2012

Risposta personale di Jack Rushton


Credo che questa sia una questione molto profonda che è stata indubbiamente posta da milioni di persone dall’inizio dei tempi. La vita può sembrare ingiusta a volte, mentre sperimentiamo la nostra sofferenza personale, e testimoniamo attraverso i nostri stessi occhi o attraverso i media, l’incredibile sofferenza che sembra essere una parte integrante della vita quotidiana delle persone in tutto il mondo.

Ho dovuto fare i conti con questa domanda personalmente, quando 19 anni fa mi sono rotto il collo, ho reciso il mio midollo spinale, e sono rimasto paralizzato dal collo in giù e devo dipendere da un respiratore artificiale.

Circa 6 anni fa ho avuto un’esperienza con mio genero che credo possa fare luce su questa fondamentale questione riguardo alla vita.

Una mattina ho ricevuto una telefonata da mio generof, Matt. Era iscritto al programma MBA presso la UC Irvine che è a circa 20 minuti da casa nostra. Il Preside del programma MBA aveva appena annunciato a tutti gli studenti che erano lì quel giorno che uno dei loro compagni di classe di nome Michael Johnson, era annegato in un incidente di nuoto nel nord della California il giorno prima. Michael è stato uno dei più brillanti studenti e leader della classe MBA. Era molto carismatico e il suo futuro come leader nel mondo degli affari sembrava essere senza limiti. I suoi compagni di classe, tra cui mio genero, sono rimasti stupiti quando hanno ricevuto le notizie riguardanti Michael. Dopo aver parlato con il Preside e alcuni compagni di classe Matt mi ha offerto di venire a UC Irvine di parlare per pochi minuti con i 50 o 60 studenti che erano lì quel giorno.

Matt venne a casa, mi caricò sul mio furgone modificato, e guidò fino al campus. Come siamo andati nella stanza dove erano riuniti gli studenti insieme si potè sentire lo spirito di dolore, e sentivo che molti si stavano chiedendo: “Perché qualcosa del genere accada a tale buona, meravigliosa, persona come Michael Johnson? Dio non avrebbe potuto impedito che succedesse? ” (continua…)

La religione è l’oppio per i deboli?

martedì, dicembre 6th, 2011
Questa domanda è in relazione alla famosa dichiarazione di Karl Marx: ” La religione è l’oppio delle masse”. Marx disse inoltre: “la religione è l’impotenza della mente umana di relazionarsi con le situazioni che non possono capire.” Ed ancora: “Il primo requisito per la felicità dei popoli è l’abolizione della religione”.In un articolo scritto da Geoffrey Janes riguardante questa questione, Janes disse intuitivamente: “L’idea di base è che Dio sia qualche tipo di narcotico spirituale che inebria i nostri sensi di dolore del mondo e ci aiuta a farvi fronte.” Citando un poeta contemporaneo polacco, Janes continuò dicendo: “religione, oppio dei popoli! Il vero oppio della modernità è credere che non ci sia nessun Dio cosi gli uomini sono liberi di fare come tutto ciò li soffisfi. “L’oppio è un narcotico.” Il termine narcotico (ναρκωτικός) si crede che sia stato coniato da Galen per riferirsi agli agenti che intorpidiscono, causando perdita di sentimenti o paralisi.” [Wikipedia]

Quindi l’oppio ha due effetti: 1) Alleviare il dolore, per mandare i via i sentimenti; 2) Rendere qualcuno impotente di agire.
La dichiarazione di Marx suggerisce che la popolazione sia paralizzata quando è presente la religione. Pensa che le persone non possano pensare, prendere decisioni razionali o esercitare la propria volontà, quando la religione li influenza. Pensa che le persone siano portate a credere nelle fiabe, alleviando il loro dolore, ma rendendoli incapaci di rendersi conto di cosa sia reale e di agire di conseguenza.

Essendo stato fisicamente paralizzato dal collo in giù negli ultimi 19 anni, so cosa voglia dire non avere nessun tipo di percezione in ogni parte del mio corpo ad eccezione del mio visto e della parte alta della mia testa. Potreste pensare che sia una benedizione non essere in grado di sentire il dolore, ma in realtà non lo è. (continua…)

Perchè la vita è così difficile?

mercoledì, novembre 30th, 2011
La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i cui membri sono a volte chiamati Mormoni, ha recentemente tenuto la sua semi-annuale Conferenza Generale. Durante questa conferenza, i dirigenti Mormoniistruiscono i membri e gli altri ascoltatori in modo da poter vivere meglio gli insegnamenti di Cristo.Durante la Conferenza Generale dell’Aprile 2011, Paul V. Johson ha risposto alla domanda:”Perchè la vita è così difficile?”. Ha insegnato che le prove spesso arrivano perchè Gesù ci ama. Potrebbe non sembrare, al primo colpo d’occhio, un dono, ma se noi capiamo perchè siamo venuti sulla terra, la ragione che c’è dietro diventa chiara.

I principi Mormoni insegnano che Dio ha creato i nostri spiriti. Come spiriti -volendo dire che non avevamo un corpo- vivevamo con Dio ed avevamo la possibilità di conoscerLo e di diventare le persone che siamo oggi.

Ad ogni modo, naturalmente, ogni figlio ha bisogno di andarsene di casa e cosi Dio preparò la terra per noi. Quando siamo venuti sulla terra ci siamo portati con noi le nostre personalità ma abbiamo dimenticato chi eravamo e da dove venivamo. Abbiamo acquisito un corpo e delle famiglie. Molti di noi hanno l’occazione di riscoprire Dio e Gesù Cristo e persino quelli che non li hanno riscoperti hanno con loro la Luce di Cristo, che chiunque ha sempre con se. Abbiamo delle prove che ci servono come un test per vedere se siamo in grado di affrontarle adeguatamente.

Ma le prove non sono solamente un test. Sono anche un dono. Mentre affrontiamo le prove, spesso scopriamo qualcosa di noi stessi che non sapevamo di avere. Quando le affrontiamo in un modo negativo impariamo quali sono le nostre debolezze e possiamo scegliere di superare le prove. Quando invece le affrontiamo positivamente, possiamo crescere molto di più di quello che avremmo mai potuto immaginare. Le sfide ci aiutano a diventare qualsiasi cosa Dio voglia che noi diventiamo.

Il discorso dell’Anziano Johnson è stato tenuto durante la sessione della Conferenza di domenica mattina. Si intitola “Più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati” e questo titolo viene dall’apostolo della Bibbia Paolo, in Romani capitolo 8.

35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
36 Com’è scritto:
«Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno;
siamo stati considerati come pecore da macello».
37 Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.
38 Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future,
39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Anziano Johnson ha ricordato agli ascoltatori che nessuno è immune alle prove. I soldi non le possono evitare. L’obbiedienza ai comandamenti non le può evitare. Le prove sono una parte essenziale della vita- anche Gesù ha dovuto affrontare prove e tentazioni-. Le sfide che affrontò erano una parte essenziale della Sua propria esperienza mortale e furono anche una parte fondamentale della nostra esperienza.

A volte può sembrare che le nostre prove si concentrino su parti della nostra vita e della nostra anima che ci sembrano difficili da affrontare. Siccome la crescita personale è una conseguenza di queste prove, non dovrebbe stupire che le prove possono essere molto personali -mirano quasi verso le nostre particolari debolezze o bisogni-.

Ci sono delle volte in cui siamo tentati di dire a Dio che siamo più che disposti ad assumerci la nostra parte di prove, proprio per quel processo particolare che incombe davanti a noi. Possiamo pensare di non essere in grado di superare quella prova. Ad ogni modo, se una prova arriva, è segno che dopo tutto il Signore sa che la possiamo gestire. Ancora più importante, vuol dire che c’è qualcosa che Lui vuole che noi impariamo con questa esperienza. Impariamo molto di più quando siamo spinti al di fuori dalla nostra zona di conforto e sicurezza. Le prove sono dolorose, ma viste da un punto di vista eterno, ne valgono la pena.

Nel libro dei Numeri, nell’antico testamento, Mosè sta facendo fatica con il suo gruppo di Israeliti lamentosi. Sono proccupati perchè non hanno niente da mangiare. Cosi Dio incominciò ha procurargli la manna. Presto, comunque, la novità della manna svanì e cosi incominciarono a lamentarsi per avere carne, verdure, ed altro cibo che avevano avuto in passato. Mosè andò molto vicino ad un punto di sfinimento. Si lamentò perfino con Dio, chiedendogli come mai doveva avere a che fare con quelle persone- dopo tutto erano figli di Dio, non suoi-. Cosi suggerì, in uno certo stato di frustrazione, che Dio semplicemente lo uccidesse. La morte sembrava migliore che avere a che fare con le sue prove, che lui insisteva nel sostenere erano oltre le sue possibilità. Invece, Dio offrì un po’ di aiuto e lo fece andare avanti. Nel corso del tempo, Mosè diventò un dirigente più forte e meglio in grado di gestire le prove che doveva affrontare.

Le nostre prove sono personalizzate in base alle nostre esigenze specifiche. La ragione per cui alcune persone hanno una vita apparentemente più difficile di altri, spesso è a causa delle lezioni specifiche che quella persona potrebbe aver bisogno di imparare. Dio sa esattamente di quali prove abbiamo bisogno. La persona con delle prove apparentemente facili potrebbe effettivamente dover far fronte ad un maggiore pericolo rispetto ad una persona con prove ben più difficili. Si dice spesso, per esempio, che la maggior parte delle persone sarebbero disposti a morire per la loro fede, ma la verità è che spesso sono più frequentemente chiamati a vivere per essa. Mentre morire per la nostra fede può sembrare che sia più duro e più grave, in verità, vivendo poco per poco, giorno per giorno le sfide per via della nostra fede potrebbe rivelarsi molto più difficile. Molti di noi se la cavano sorprendentemente bene di fronte a dure prove, ma nell’affrontare quelle più piccole, alcune delle quali in realtà non sembrano prove, possiamo essere presi alla sprovvista.

Per coloro che sono frustrati dopo una dura prova, Anziano Johnson ci consola:
“Un modello nelle Scritture e nella vita, dimostra che molte volte i periodi più bui ed i test più pericolosi precedono immediatamente gli eventi notevoli ed una grande crescita. “Dopo molte tribolazioni vengono le benedizioni.” I figli di Israele sono rimasti intrappolati contro il Mar Rosso prima che fosse separato. Nefi ha affrontato il pericolo, la rabbia dai suoi fratelli, e diversi fallimenti prima che fosse in grado di procurarsi le tavole di bronzo. Joseph Smith fu sopraffatto da una forza del male così forte che sembrava che lui fosse destinato alla distruzione totale. Quando era quasi pronto a sprofondare nella disperazione, si è impegnato nell’invocare Dio, e proprio in quel momento ha ricevuto la visita del Padre e del Figlio. Spesso gli investigatori hanno un forte periodo di opposizione e di tribolazione poco prima del battesimo. Le madri sanno che le sfide del travaglio precedono il miracolo della nascita. Di volta in volta vediamo benedizioni meravigliose sulla scia di grandi prove.”

Ricordare questo ci può aiutare a sopportare le nostre prove. Possiamo sapere che se ci troviamo di fronte alla nostra prova con coraggio, cercando le lezioni da imparare e la capacità di acquisire conoscenza, quando finisce riceveremo una ricompensa per i nostri sforzi. Saremo più forti, amuenteremo la fede e la fiducia in Dio, e saremo meglio preparati per la prova successiva.

Il nostro Padre Celeste ci ama, e che “che chiunque riporrà la sua fiducia in Dio sarà sostenuto nelle sue prove, nelle sue difficoltà e nelle sue afflizioni, e sarà elevato all’ultimo giorno”. Un giorno, quando saremo dall’altra parte del velo, non vogliamo che ci sia una persona qualunque per dirci soltanto: “Bene, hai finito”. Vogliamo, invece, che il Signore ci dica: “Va bene, buono e fedel servitore”.

I mormoni come vedono il dolore?

lunedì, febbraio 21st, 2011

Il dolore è parte dell’esperienza umana. Secondo la concezione mormone della nostra esperienza terrena, rivelata dal Signore attraverso profeti moderni, l’opposizione è necessaria per la crescita. Si può, tuttavia, essere sollevati grazie al potere dell’espiazione di Gesù Cristo. I mormoni credono che il Salvatore non solo sia morto per pagare i nostri peccati, ma anche per prendere su di sé il nostro dolore, il dolore e le infermità (Alma 7:11-12).

Patricia Pinegar, ex presidentessa della Primaria, l’organizzazione della Chiesa per i bambini, parla del suo proprio incontro con il dolore e l’intercessione del Salvatore:

La difficile esperienza della morte di mio figlio mi ha aiutato a identificare, e gioire, per le benedizioni di pace, di speranza e guida, benedizioni di cui tutti quelli che veramente accettano e vivono il vangelo di Gesù Cristo, possono godere. Sono in grado di testimoniare le parole di Richard G. Scott: “Vi prego di imparare che quando si lotta, con una sfida, e si sente tristezza a causa di essa, è possibile avere contemporaneamente la pace e la gioia» (Rapporto della Conferenza, Ottobre 1995, 20; La Stella, gennaio 1995, 17). (“Pace, speranza e guida”, La Stella, gennaio 1999).

Il Salvatore stesso era un uomo di tristezza e di dolore, eppure Egli deve avere avuto la gioia suprema di sapere che era in sintonia con il padre e avere conforto, in quel rapporto unico con lui. Anche noi, possiamo trovare la pace e la certezza che non veniamo abbandonati, quando affrontiamo la morte di una persona cara, o quando la volontà di qualcuno collude tragicamente con i piani, per la nostra stessa vita.

L’anziano Bateman, un dirigente contemporaneo mormone, parla del balsamo di guarigione che possiamo avere, quando chiediamo al Signore l’unguento speciale per l’anima, che solo Lui può davvero fornire:

La morte insegna che noi non sperimentiamo una pienezza di gioia, nella mortalità, e che la gioia eterna può essere raggiunta solo con l’aiuto del Maestro (vedere DeA 93:33-34). Proprio come lo zoppo, alla fonte di Bethesda, aveva bisogno di qualcuno più forte di lui, per essere guarito (cfr. Giovanni 5:1-9), allo stesso modo siamo dipendenti dal miracolo dell’espiazione di Cristo, poichè le nostre anime sono fatte interamente di dolore, di tristezza e di peccato… Per mezzo di Cristo, i cuori spezzati vengono guariti e la pace sostituisce l’ansia e il dolore. (continua…)

Trovare pace in Gesu’ Cristo

giovedì, luglio 10th, 2008

 

Gesu’ Cristo e’  l’autore della pace, il Principe della pace. In questo laboratorio di apprendimento della mortalità troviamo che la pace viene appena noi lo mettiamo al primo posto nella nostra vita. Veniamo a sapere che Egli vive, che ha veramente pagato il prezzo dei nostri peccati , la nostra povera visione, le nostre debolezze, offrendo personalmente per ognuna di queste cose, e che e’ diventato il nostro Avvocato con il Padre, tramite il Suo sacrificio espiatorio per abilitarci, sollevarci, salvarci e redimerci. Solo lui puo’ portarci la pace tramite il dono dello Spirito Santo. (continua…)

Come conciliano i mormoni un Dio onnipotente, con il dolore, la malattia e la sofferenza?

martedì, giugno 17th, 2008

 

I mormoni credono che Dio sia onnipotente e abbia la capacita’ di intervenire nella nostra vita. Egli ci da’, e se ne rende comunque responsabile, l’arbitrio dell’uomo un dono chenon ha prezzo. Come risultato, mentre Lui puo’ e interviene consistentemente nelle nostre vite, in molte circostanze, ci permette a volte di sopportare i risultati delle scelte nostre, delle scelte altrui, o dei casi naturali. (continua…)

Qual e’ la posizione dei Mormoni sull’abuso?

domenica, marzo 30th, 2008

La Chiesa di Gesu’ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e’ contraria ad ogni forma di abuso spirituale, fisico ed emotivo. L’abuso e’ una qualunque forma di trattamento offensivo nei riguardi di un’altra persona incluso l’umiliazione, la  coercizione, il male fisico, psicologico o spirituale. Il Signore non ha mai condonato simili comportamenti ma era ed e’ un Avvocato di pace ed armonia tra i suoi figli (Vedere Maltrattamento).

In un’intervista con specialisti SUG riguardo “l’abuso coniugale” John Nelson specifica che cosa si ritiene un comportamento inappropriato:

L’abuso coniugale consiste in atti inappropriati di un coniuge nei confronti dell’altro. Puo’ implicare atti coercitivi con cui colui che abusa, forza una persona a fare qualcosa che normalmente non farebbe, senza alcun riguardo per la vittima. L’abuso puo’ anche includere l’uso delle minacce, degli insulti, delle grida e dell’intimidazione.

I Mormoni credono nella parita’ dei sessi e sebbene venga detto che il marito debba presiedere in rettitudine all’interno della famiglia, “presiedere” significa amore ed inclusione piuttosto che forza ed esclusione. Il signor Nelson chiarisce ulteriormente il concetto:

In alcuni casi coloro che compiono abusi fraintendono o applicano male il concetto di  dirigenza nella famiglia. Voglio precisare che non e’ il concetto di dirigente presiedente nella famiglia che e’ sbagliato, ma la sua erronea applicazione. La sezione 121 di Dottrine e Alleanze parla di cio’ specificatamente: “I diritti del sacerdozio sono inseparabilmente connessi con i poteri del cielo… ma quando noi… esercitiamo controllo, o dominio, o coercizione con un qualsiasi grado di ingiustizia, ecco, i cieli si ritirano (Dottrina e Alleanze 121:36-37). (“Una conversazione sull’abuso coniugale” Ensign Ottobre 1999).

I Mormoni credono che ci si possa riprendere da questo tipo di abusi sia per quanto riguarda le vittime che coloro che sono responsabili di tali atti.

Un moderno apostolo del Signore, l’Anziano Richard G. Scott, parla del bisogno di confidare nell’amore e nell’aiuto fornito da Gesu’ Cristo da parte delle vittime degli abusi.

A meno che non siate guariti dal Signore, gli abusi fisici, mentali o sessuali possono provocare serie e durevoli conseguenze. In quanto vittime avete sperimentato alcune di queste. Esse includono paura, depressione, senso di colpa, odio verso se stessi, totale annientamento del senso di autostima ed alienazione dalle normali relazioni sociali. In seguito a continui abusi vengono generati sentimenti di ribellione, rabbia ed odio. Questi sentimenti vengono indirizzati contro se stessi, gli altri, la vita stessa e persino il Padre Celeste. La mancanza di successo nello sforzo di reagire a questa situazione puo’ degenerare nel consumo di droga, nell’immoralita’, nell’abbandono della famiglia e tragicamente, in casi estremi, nel suicidio. A meno che non vengano corretti questi sentimenti possono portare a vite senza speranza, matrimoni infelici e anche il passaggio da vittima a perpetratore di offesa. Un terribile risultato e’ la profonda mancanza di fiducia che diventa un ostacolo alla guarigione (Anziano Scott, Ensign, maggio 1992).

Pregare per ottenere aiuto, cercare il consiglio di dirigenti fidati della Chiesa e permettere allo spirito del Signore di agire in maniera progressiva aiutano la vittima di abusi ad ottenere la guarigione attraverso l’espiazione di Gesu’ Cristo. Oltre alla guarigione della vittima subentra il perdono per la persona che e’ responsabile dell’abuso se e’ sinceramente pentita.

E coloro che non sono stati toccati dal ciclo dell’abuso diano liberamente una mano a coloro che invece lo sono stati. Aiutiamo i bambini innocenti, come sollecitati a fare dal Presidente Gordon B. Hinckley, quindicesimo Profeta e Presidente della Chiesa di Gesu’ Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (impropriamente chiamata “Chiesa Mormone”).

Quanto e’ grande la nostra responsabilita’, quanto seria la responsabilita’ dei Cristiani…di tendere una mano per alleggerire il peso della sofferenza di questi bambini, per sollevarli dal solco della disperazione su cui camminano. Sicuramente dopo tutte le storie che abbiamo letto, dopo tutte le sofferenze che ci sono state riportate, dopo tutti gli sfruttamenti di cui siamo a conoscenza, possiamo fare di piu’ di quello che facciamo ora per sollevare il peso della rovina che condanna milioni di bambini a vite senza felicita’, che sono tragicamente brevi, e che sono piene di dolore (“Salvate i bambini”, Ensign, Novembre 1994).