La religione è l’oppio per i deboli?
Questa domanda è in relazione alla famosa dichiarazione di Karl Marx: ” La religione è l’oppio delle masse”. Marx disse inoltre: “la religione è l’impotenza della mente umana di relazionarsi con le situazioni che non possono capire.” Ed ancora: “Il primo requisito per la felicità dei popoli è l’abolizione della religione”.In un articolo scritto da Geoffrey Janes riguardante questa questione, Janes disse intuitivamente: “L’idea di base è che Dio sia qualche tipo di narcotico spirituale che inebria i nostri sensi di dolore del mondo e ci aiuta a farvi fronte.” Citando un poeta contemporaneo polacco, Janes continuò dicendo: “religione, oppio dei popoli! Il vero oppio della modernità è credere che non ci sia nessun Dio cosi gli uomini sono liberi di fare come tutto ciò li soffisfi. “L’oppio è un narcotico.” Il termine narcotico (ναρκωτικός) si crede che sia stato coniato da Galen per riferirsi agli agenti che intorpidiscono, causando perdita di sentimenti o paralisi.” [Wikipedia]
Quindi l’oppio ha due effetti: 1) Alleviare il dolore, per mandare i via i sentimenti; 2) Rendere qualcuno impotente di agire.
La dichiarazione di Marx suggerisce che la popolazione sia paralizzata quando è presente la religione. Pensa che le persone non possano pensare, prendere decisioni razionali o esercitare la propria volontà, quando la religione li influenza. Pensa che le persone siano portate a credere nelle fiabe, alleviando il loro dolore, ma rendendoli incapaci di rendersi conto di cosa sia reale e di agire di conseguenza.
Essendo stato fisicamente paralizzato dal collo in giù negli ultimi 19 anni, so cosa voglia dire non avere nessun tipo di percezione in ogni parte del mio corpo ad eccezione del mio visto e della parte alta della mia testa. Potreste pensare che sia una benedizione non essere in grado di sentire il dolore, ma in realtà non lo è.
I nostri corpi, cosi come creati da Dio, sono progettati per provare del dolore per farci sapere quando c’è qualcosa che non va ed agire di conseguenza. Anche se il dolore non è piacevole, può essere una benedizione per metterci urgenza nel cercare immediatamente aiuto per poter capire la fonte del dolore, prendere le misure necessarie per alleviarlo, e quindi evitare danni seri.
Credo che il nostro spirito funzioni in un modo simile. Se ci iniettiamo troppo oppio di non credenza nei nostri sistemi è possibile anche in questo modo di paralizzare i nostri spiriti. Quando lo spirito di un individuo è paralizzato, non può “sentire” i suggerimenti che vengono da Dio verso la sua coscienza e non è a conoscenza del fatto che è in una grande sofferenza spirituale e forse in pericolo di una morte spirituale. Ciò che causano la paralisi, sono l’orgoglio ed il peccato, e non la vera religione. Geoffrey Janes disse: “La verità è qualcosa che non può essere cambiata. Dio esiste. Lui ha creato noi, e non il contrario.”
Dall’inizio dei tempi ci sono stati individui ed intere nazioni che sono diventate spiritualmente paralizzate rigettando Dio. Hanno iniettato la loro cultura di narcotici o miscredenze, in poteri alti ed in ogni sistema o codice etico. Ha avuto un tale effetto paralizzante sui loro spiriti da diventare insendibili. I crimini contro l’umanità ci sono stati e continuano ad essere commessi da persone e nazioni, comprese in verità, le nazioni che hanno seguito le filosofie di Karl Marx.
Per molti mesi dopo il mio incidente ho rischiato di essere molto vicino ad una paralisi spirituale, oltre che alla paralisi fisica. E’ stato solo guardando verso Dio con tutto il mio cuore e fidandomi della sua bontà ed amore che il mio spirito è stato riportato in vita. Oscurità, tenebre e disperazione sono stati rimpaziati da luce, calore e gioia!
No, la religione non è l’oppio dei deboli!”
di Jack Rushton
This entry was posted on martedì, dicembre 6th, 2011 at 8:25 pm and is filed under Array. You can follow any responses to this entry through the http://chiesamormone.com/689/la-religione-e-loppio-per-i-deboli/feed feed. You can leave a response, or trackback from your own site.


