Perché Dio permette la sofferenza?

gennaio 4th, 2012

Risposta personale di Jack Rushton


Credo che questa sia una questione molto profonda che è stata indubbiamente posta da milioni di persone dall’inizio dei tempi. La vita può sembrare ingiusta a volte, mentre sperimentiamo la nostra sofferenza personale, e testimoniamo attraverso i nostri stessi occhi o attraverso i media, l’incredibile sofferenza che sembra essere una parte integrante della vita quotidiana delle persone in tutto il mondo.

Ho dovuto fare i conti con questa domanda personalmente, quando 19 anni fa mi sono rotto il collo, ho reciso il mio midollo spinale, e sono rimasto paralizzato dal collo in giù e devo dipendere da un respiratore artificiale.

Circa 6 anni fa ho avuto un’esperienza con mio genero che credo possa fare luce su questa fondamentale questione riguardo alla vita.

Una mattina ho ricevuto una telefonata da mio generof, Matt. Era iscritto al programma MBA presso la UC Irvine che è a circa 20 minuti da casa nostra. Il Preside del programma MBA aveva appena annunciato a tutti gli studenti che erano lì quel giorno che uno dei loro compagni di classe di nome Michael Johnson, era annegato in un incidente di nuoto nel nord della California il giorno prima. Michael è stato uno dei più brillanti studenti e leader della classe MBA. Era molto carismatico e il suo futuro come leader nel mondo degli affari sembrava essere senza limiti. I suoi compagni di classe, tra cui mio genero, sono rimasti stupiti quando hanno ricevuto le notizie riguardanti Michael. Dopo aver parlato con il Preside e alcuni compagni di classe Matt mi ha offerto di venire a UC Irvine di parlare per pochi minuti con i 50 o 60 studenti che erano lì quel giorno.

Matt venne a casa, mi caricò sul mio furgone modificato, e guidò fino al campus. Come siamo andati nella stanza dove erano riuniti gli studenti insieme si potè sentire lo spirito di dolore, e sentivo che molti si stavano chiedendo: “Perché qualcosa del genere accada a tale buona, meravigliosa, persona come Michael Johnson? Dio non avrebbe potuto impedito che succedesse? ”

Mentre guardavo a questi studenti ho sentito molto forte di dover condividere con loro la conversazione che avevo avuto con Dennis Praeger quasi 15 anni fa, quando apparve nel suo programma radiofonico a Los Angeles. Verso la fine dell’ora del programma disse: “Jack, quello che ti porta di più pace e conforto – nel credere che Dio ha portato l’onda che ha rotto il collo o per credere che fosse solo un incidente” Io, in sostanza, gli disse che avevo trascorso pochissimo tempo a chiedermi perché l’incidente ha avuto luogo. L’unica cosa che sapevo per certo era che ci esiste un Dio amorevole e gentile che ci aiuta a superare qualsiasi cosa la vita avrebbe portato il nostro modo se avessimo fede sufficiente e la fiducia in lui.

Quel pomeriggio dissi agli studenti che ognuno di noi ha il proprio libero arbitrio e che non siamo dei burattini in mano alle divinità. Viviamo le nostre vite per esercitare il nostro libero arbitrio, abbiamo scelto noi di farlo, ma è anche parte del ruolo della legge naturale. Spesso mentre esercitiamo il nostro libero arbitrio sbattiamo la testa contro la legge naturale e poi sperimentiamo le conseguenze delle nostre azioni.
Quando sono andato a fare surf, a Laguna Beach, una bella giornata di agosto, è stato qualcosa che ho io scelto di fare. Credo fermamente che un Dio amorevole avrebbe potuto proteggermi ma non interferisce con la nostra libertà di scelta e con la legge naturale. Nella mia mente la domanda “Perché” è in assoluto la peggiore domanda che ci potremmo mai chiederci quando qualcosa del genere accade. Dio potrebbe prevenire ogni disastro o catastrofe accada, ma non lo fa, per via del Suo amore per noi e per la Sua comprensione dell’importanza del libero arbitrio.

E così le cose che accadono nella vita come gli incidenti durante il nuoto, il cancro, gli tsunami, i terremoti, gli omicidi, gli abusi, ecc – la lista è infinita. Dio non causa queste cose che accadono e che può certamente impedire, ma così facendo perderemmo il dono inestimabile del libero arbitrio.
La mortalità ci porta una varietà di esperienze – alcune meravigliose ed alcune non così meravigliose. Tuttavia, attraverso tutte le esperienze che abbiamo acquisiamo conoscenza, e un Dio saggio e amorevole, il Padre di tutti noi, non ci toglierà l’inestimabile dono del libero arbitrio. Gli studenti sembrano rispondere a questa linea di ragionamento.

La vita è così preziosa, eppure può terminare in un istante. Sono molto colpito dal fatto che nella maggior parte dei paesi del mondo ci sia un tale desiderio di preservare la vita. Lo vedete tutti i giorni sui giornali e in TV, dove centinaia e migliaia di persone cercano di recuperare un bambino perso o sequestrato, per esempio. Se qualcuno è ferito in un incidente d’auto o è bloccato su una scogliera ecc, un gran numero di persone è disposto a rischiare la vita per salvare la vita di un altro. La scienza medica può fare così tanto per conservare e migliorare la qualità della vita umana. Credo che questo sia gradito a Dio e, auspicabilmente, attraverso una lunga vita si può soddisfare la misura della nostra creazione ed essere pronti a fare il prossimo passo avanti verso il nostro progresso eterno.

Non c’è prezzo che possiamo dare ad un vita mortale. Che grande dono un Padre Celeste amorevole e gentile ha dato a ciascuno di noi. Ogni giorno è prezioso e inestimabile!

Inoltre noi non vediamo che cosa succede dopo che le persone passano attraverso questo portale della vita. E non è una fine, ma una continuazione della vita e del servizio. Non sappiamo come il proprio ministero dall’altra parte del velo, o oltre questa vita, sarà di impatto sui loro amici terreni e le famiglie così come su quelli che incontrano nel loro luogo di riposo spirituale. Un Dio benevolo e perfetto ha fattorizzato tutto questo, e ha visto ad ogni esigenza di ogni individuo. Egli non si è lasciato sfuggire qualcosa, o lavorare verso un finale inutile. Non c’è nessuno spreco e nessun evento accidentale che non porta verso la gloria di qualcuno. Il nostro non vedere quei risultati non deve essere un motivo di rinuncia nel sapere che Dio ha il controllo, e che la morte e la sofferenza non sono vani, ma lavorerà verso il piano perfetto d’amore di Dio per ciascuno di noi, mentre ci concede la nostra libertà di scelta sulla via .

La religione è l’oppio per i deboli?

dicembre 6th, 2011
Questa domanda è in relazione alla famosa dichiarazione di Karl Marx: ” La religione è l’oppio delle masse”. Marx disse inoltre: “la religione è l’impotenza della mente umana di relazionarsi con le situazioni che non possono capire.” Ed ancora: “Il primo requisito per la felicità dei popoli è l’abolizione della religione”.

In un articolo scritto da Geoffrey Janes riguardante questa questione, Janes disse intuitivamente: “L’idea di base è che Dio sia qualche tipo di narcotico spirituale che inebria i nostri sensi di dolore del mondo e ci aiuta a farvi fronte.” Citando un poeta contemporaneo polacco, Janes continuò dicendo: “religione, oppio dei popoli! Il vero oppio della modernità è credere che non ci sia nessun Dio cosi gli uomini sono liberi di fare come tutto ciò li soffisfi. “L’oppio è un narcotico.” Il termine narcotico (ναρκωτικός) si crede che sia stato coniato da Galen per riferirsi agli agenti che intorpidiscono, causando perdita di sentimenti o paralisi.” [Wikipedia]

Quindi l’oppio ha due effetti: 1) Alleviare il dolore, per mandare i via i sentimenti; 2) Rendere qualcuno impotente di agire.
La dichiarazione di Marx suggerisce che la popolazione sia paralizzata quando è presente la religione. Pensa che le persone non possano pensare, prendere decisioni razionali o esercitare la propria volontà, quando la religione li influenza. Pensa che le persone siano portate a credere nelle fiabe, alleviando il loro dolore, ma rendendoli incapaci di rendersi conto di cosa sia reale e di agire di conseguenza.

Essendo stato fisicamente paralizzato dal collo in giù negli ultimi 19 anni, so cosa voglia dire non avere nessun tipo di percezione in ogni parte del mio corpo ad eccezione del mio visto e della parte alta della mia testa. Potreste pensare che sia una benedizione non essere in grado di sentire il dolore, ma in realtà non lo è.

I nostri corpi, cosi come creati da Dio, sono progettati per provare del dolore per farci sapere quando c’è qualcosa che non va ed agire di conseguenza. Anche se il dolore non è piacevole, può essere una benedizione per metterci urgenza nel cercare immediatamente aiuto per poter capire la fonte del dolore, prendere le misure necessarie per alleviarlo, e quindi evitare danni seri.

Credo che il nostro spirito funzioni in un modo simile. Se ci iniettiamo troppo oppio di non credenza nei nostri sistemi è possibile anche in questo modo di paralizzare i nostri spiriti. Quando lo spirito di un individuo è paralizzato, non può “sentire” i suggerimenti che vengono da Dio verso la sua coscienza e non è a conoscenza del fatto che è in una grande sofferenza spirituale e forse in pericolo di una morte spirituale. Ciò che causano la paralisi, sono l’orgoglio ed il peccato, e non la vera religione. Geoffrey Janes disse: “La verità è qualcosa che non può essere cambiata. Dio esiste. Lui ha creato noi, e non il contrario.”

Dall’inizio dei tempi ci sono stati individui ed intere nazioni che sono diventate spiritualmente paralizzate rigettando Dio. Hanno iniettato la loro cultura di narcotici o miscredenze, in poteri alti ed in ogni sistema o codice etico. Ha avuto un tale effetto paralizzante sui loro spiriti da diventare insendibili. I crimini contro l’umanità ci sono stati e continuano ad essere commessi da persone e nazioni, comprese in verità, le nazioni che hanno seguito le filosofie di Karl Marx.

Per molti mesi dopo il mio incidente ho rischiato di essere molto vicino ad una paralisi spirituale, oltre che alla paralisi fisica. E’ stato solo guardando verso Dio con tutto il mio cuore e fidandomi della sua bontà ed amore che il mio spirito è stato riportato in vita. Oscurità, tenebre e disperazione sono stati rimpaziati da luce, calore e gioia!
No, la religione non è l’oppio dei deboli!”

di Jack Rushton

Perchè la vita è così difficile?

novembre 30th, 2011
La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i cui membri sono a volte chiamati Mormoni, ha recentemente tenuto la sua semi-annuale Conferenza Generale. Durante questa conferenza, i dirigenti Mormoniistruiscono i membri e gli altri ascoltatori in modo da poter vivere meglio gli insegnamenti di Cristo.Durante la Conferenza Generale dell’Aprile 2011, Paul V. Johson ha risposto alla domanda:”Perchè la vita è così difficile?”. Ha insegnato che le prove spesso arrivano perchè Gesù ci ama. Potrebbe non sembrare, al primo colpo d’occhio, un dono, ma se noi capiamo perchè siamo venuti sulla terra, la ragione che c’è dietro diventa chiara.

I principi Mormoni insegnano che Dio ha creato i nostri spiriti. Come spiriti -volendo dire che non avevamo un corpo- vivevamo con Dio ed avevamo la possibilità di conoscerLo e di diventare le persone che siamo oggi.

Ad ogni modo, naturalmente, ogni figlio ha bisogno di andarsene di casa e cosi Dio preparò la terra per noi. Quando siamo venuti sulla terra ci siamo portati con noi le nostre personalità ma abbiamo dimenticato chi eravamo e da dove venivamo. Abbiamo acquisito un corpo e delle famiglie. Molti di noi hanno l’occazione di riscoprire Dio e Gesù Cristo e persino quelli che non li hanno riscoperti hanno con loro la Luce di Cristo, che chiunque ha sempre con se. Abbiamo delle prove che ci servono come un test per vedere se siamo in grado di affrontarle adeguatamente.

Ma le prove non sono solamente un test. Sono anche un dono. Mentre affrontiamo le prove, spesso scopriamo qualcosa di noi stessi che non sapevamo di avere. Quando le affrontiamo in un modo negativo impariamo quali sono le nostre debolezze e possiamo scegliere di superare le prove. Quando invece le affrontiamo positivamente, possiamo crescere molto di più di quello che avremmo mai potuto immaginare. Le sfide ci aiutano a diventare qualsiasi cosa Dio voglia che noi diventiamo.

Il discorso dell’Anziano Johnson è stato tenuto durante la sessione della Conferenza di domenica mattina. Si intitola “Più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati” e questo titolo viene dall’apostolo della Bibbia Paolo, in Romani capitolo 8.

35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
36 Com’è scritto:
«Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno;
siamo stati considerati come pecore da macello».
37 Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.
38 Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future,
39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Anziano Johnson ha ricordato agli ascoltatori che nessuno è immune alle prove. I soldi non le possono evitare. L’obbiedienza ai comandamenti non le può evitare. Le prove sono una parte essenziale della vita- anche Gesù ha dovuto affrontare prove e tentazioni-. Le sfide che affrontò erano una parte essenziale della Sua propria esperienza mortale e furono anche una parte fondamentale della nostra esperienza.

A volte può sembrare che le nostre prove si concentrino su parti della nostra vita e della nostra anima che ci sembrano difficili da affrontare. Siccome la crescita personale è una conseguenza di queste prove, non dovrebbe stupire che le prove possono essere molto personali -mirano quasi verso le nostre particolari debolezze o bisogni-.

Ci sono delle volte in cui siamo tentati di dire a Dio che siamo più che disposti ad assumerci la nostra parte di prove, proprio per quel processo particolare che incombe davanti a noi. Possiamo pensare di non essere in grado di superare quella prova. Ad ogni modo, se una prova arriva, è segno che dopo tutto il Signore sa che la possiamo gestire. Ancora più importante, vuol dire che c’è qualcosa che Lui vuole che noi impariamo con questa esperienza. Impariamo molto di più quando siamo spinti al di fuori dalla nostra zona di conforto e sicurezza. Le prove sono dolorose, ma viste da un punto di vista eterno, ne valgono la pena.

Nel libro dei Numeri, nell’antico testamento, Mosè sta facendo fatica con il suo gruppo di Israeliti lamentosi. Sono proccupati perchè non hanno niente da mangiare. Cosi Dio incominciò ha procurargli la manna. Presto, comunque, la novità della manna svanì e cosi incominciarono a lamentarsi per avere carne, verdure, ed altro cibo che avevano avuto in passato. Mosè andò molto vicino ad un punto di sfinimento. Si lamentò perfino con Dio, chiedendogli come mai doveva avere a che fare con quelle persone- dopo tutto erano figli di Dio, non suoi-. Cosi suggerì, in uno certo stato di frustrazione, che Dio semplicemente lo uccidesse. La morte sembrava migliore che avere a che fare con le sue prove, che lui insisteva nel sostenere erano oltre le sue possibilità. Invece, Dio offrì un po’ di aiuto e lo fece andare avanti. Nel corso del tempo, Mosè diventò un dirigente più forte e meglio in grado di gestire le prove che doveva affrontare.

Le nostre prove sono personalizzate in base alle nostre esigenze specifiche. La ragione per cui alcune persone hanno una vita apparentemente più difficile di altri, spesso è a causa delle lezioni specifiche che quella persona potrebbe aver bisogno di imparare. Dio sa esattamente di quali prove abbiamo bisogno. La persona con delle prove apparentemente facili potrebbe effettivamente dover far fronte ad un maggiore pericolo rispetto ad una persona con prove ben più difficili. Si dice spesso, per esempio, che la maggior parte delle persone sarebbero disposti a morire per la loro fede, ma la verità è che spesso sono più frequentemente chiamati a vivere per essa. Mentre morire per la nostra fede può sembrare che sia più duro e più grave, in verità, vivendo poco per poco, giorno per giorno le sfide per via della nostra fede potrebbe rivelarsi molto più difficile. Molti di noi se la cavano sorprendentemente bene di fronte a dure prove, ma nell’affrontare quelle più piccole, alcune delle quali in realtà non sembrano prove, possiamo essere presi alla sprovvista.

Per coloro che sono frustrati dopo una dura prova, Anziano Johnson ci consola:
“Un modello nelle Scritture e nella vita, dimostra che molte volte i periodi più bui ed i test più pericolosi precedono immediatamente gli eventi notevoli ed una grande crescita. “Dopo molte tribolazioni vengono le benedizioni.” I figli di Israele sono rimasti intrappolati contro il Mar Rosso prima che fosse separato. Nefi ha affrontato il pericolo, la rabbia dai suoi fratelli, e diversi fallimenti prima che fosse in grado di procurarsi le tavole di bronzo. Joseph Smith fu sopraffatto da una forza del male così forte che sembrava che lui fosse destinato alla distruzione totale. Quando era quasi pronto a sprofondare nella disperazione, si è impegnato nell’invocare Dio, e proprio in quel momento ha ricevuto la visita del Padre e del Figlio. Spesso gli investigatori hanno un forte periodo di opposizione e di tribolazione poco prima del battesimo. Le madri sanno che le sfide del travaglio precedono il miracolo della nascita. Di volta in volta vediamo benedizioni meravigliose sulla scia di grandi prove.”

Ricordare questo ci può aiutare a sopportare le nostre prove. Possiamo sapere che se ci troviamo di fronte alla nostra prova con coraggio, cercando le lezioni da imparare e la capacità di acquisire conoscenza, quando finisce riceveremo una ricompensa per i nostri sforzi. Saremo più forti, amuenteremo la fede e la fiducia in Dio, e saremo meglio preparati per la prova successiva.

Il nostro Padre Celeste ci ama, e che “che chiunque riporrà la sua fiducia in Dio sarà sostenuto nelle sue prove, nelle sue difficoltà e nelle sue afflizioni, e sarà elevato all’ultimo giorno”. Un giorno, quando saremo dall’altra parte del velo, non vogliamo che ci sia una persona qualunque per dirci soltanto: “Bene, hai finito”. Vogliamo, invece, che il Signore ci dica: “Va bene, buono e fedel servitore”.

Notizie sull’immagazzinamento del cibo

novembre 27th, 2011
L’economia sta rendendo le persone nervose. Ma i Mormonisi sono preparati per questo momento per tutta la loro vita. Alle famiglie Mormoni è stato insegnato ad evitare i debiti, di risparmiare, e di mettere da parte un anno di scorte alimentari ed altri bisogni per poter superare eventuali periodi economici difficili. Per molti anni, alcuni esterni hanno deriso questo programma, pensando che fosse un idea tragica o uno scenario da fine del mondo. Oggi, la stampa cerca attivamente di intervistare i Mormoni perchè si sono resi conto che l’immagazzinamento e la preparazione alle emergenze è un modo sensato di vivere.I Mormoni insegnano alle persone ad essere il più possibile autosufficienti. Questo significa che hanno bisogno di prepararsi per i tempi difficili. Un modo per farlo è fare una scorta di cibo, di prodotti igienici, di medicinali, di vestiti, ed perfino soldi per le necessità che potrebbero esserci.

In genere, questi elementi hanno tanto valore specialmente durante i periodi di disoccupazione. Come la gente ha imparato recentemente, nessuno è immune alla disoccupazione, a prescindere dall’educazione e formazione, dall’esperienza o dalla reputazione. Trovare un nuovo lavoro può richiedere un notevole periodo di tempo. Coloro che non hanno un bisogno eccessivo di fare shopping, o coloro che comprano solo beni di prima necessità, passano attraverso questo periodo senza troppi sconvolgimenti nelle loro vite e con il conforto di sapere che hanno abbastanza cibo e scorte.

I mormoni ricevono il consiglio di evitare debiti per ottenere le provviste, visto che i debiti contratti per qualsiasi ragione, al di fuori di una casa di proprietà e se è possibile l’università, sono sconsigliati. Al contrario, essi cominciano progressivamente l’immagazzinamento.
Le famiglie sono invitate a rinunciare al lusso, cosi come una vacanza o la TV satellitare, fino a che i soldi che possono e  vogliono usare per il lusso servono per le scorte. Bisogna fare degli acquisti di diverse provviste in più ogni settimana, lavorando per avere delle scorte settimanali. Quando hanno fatto questo, bisogna iniziare a farlo per una seconda settimana. Nei paesi più poveri, alle donne viene insegnato che quando fanno la dose quotidiana di riso e fagioli, dovrebbero far cadere una cucchiaiata di ciascuno di questi in un barattolo. Quando il vaso è pieno, viene sigillato e diventa la prima voce nella loro scorta degli alimenti. Visto che riso e fagioli si mantengono per un periodo di tempo estremamente lungo, questo alimento ,che le donne sono abituate a servire tutti i giorni, fornisce una sicurezza a lungo termine.

Per quanto piccolo sia l’inizio, i mormoni sanno che anche una piccola porzione di cibo messo via può fare la differenza. Il solo sapere che è lì è in grado di fornire una sensazione di sicurezza quando coloro che ci circondano sono spaventati. Sappiamo che qualsiasi cosa accada, non avremo fame.

I mormoni hanno creato un sito web che insegna ai suoi membri come creare un approvvigionamento di cibo e delle materie prime. Esso include grafici che mostrano cose come la quantità di graffette di cui una famiglia avrà bisogno. Questo sito è molto popolare anche tra coloro che non sono membri della Chiesa.

Provident Living (il suddetto sito internet) mostrerà per prima cosa come costruire e conservare gli elementi indispensabili per vivere, e poi come inserire elementi aggiuntivi per rendere più piacevole la sopravvivenza. I mormoni saranno felici di potervi aiutare ad iniziare questo processo gratificante.

Le vostre scorte di cibo non devono stare nella cantina ad invecchiare. I mormoni fanno ruotare le loro provviste, il che significa che “comprano” dalla loro scorta degli alimenti. I nuovi acquisti devono andare in deposito, e prima vanno usate le scorte precedenti. Un vantaggio di questo sistema è che alla fine taglia i costi della spesa. Coloro che fanno uno stoccaggio possono acquistare in prodotti in commercio, nella giusta stagione, ed in massa, ottenendo così i prezzi migliori per le loro scorte. Quando una carenza fa temporaneamente salire i prezzi, i mormoni possono usare le loro provviste fino a quando la crisi finisce, e possono anche risparmiare denaro.

Scoprite quello che i media dei canali principali hanno detto riguardo alla tradizione mormone, che ora non sembra più così tanto strana, di conservare degli alimenti. Non è più solo una “cosa mormone“.

Dio sente il nostro dolore?

novembre 25th, 2011
Quando avevo 50 anni stavo facendo surf con mio figlio di 16 anni ed un suo amico a Laguna Beach, in California. Ho fatto un “ultima onda” ed ho accidentalmente colpito con la fronte una roccia che era nell’acqua. Mi sono rotto gravemente il collo, e il mio midollo spinale reciso tra la seconda e la terza vertebra cervicale. Rimasi immediatamente paralizzato, persi la conoscenza e mi svegliai due ore dopo nell’ospedale di Laguna circondato da dottori ed infermiere. Un’infermiera notò che i miei occhi erano aperti e disse: “Jack, se capisci cosa sto dicendo, batti le ciglia una volta”. Cosi feci e ci fu un sospiro collettivo di sollievo nella stanza. Quello per me fu l’inizio di un nuovo stile di vita che è continuato così negli ultimi 19 anni.Grazie alla mia fede personale in Dio e nella sua bontà, non mi sono mai arrabbiato con Lui, e nemmeno sono andato in giro con un comportamento di autocommiserazione dicendo:”Perchè a me?” Ad ogni modo, ci ho messo del tempo per realizzare che Dio e Gesù Cristo sentivano intensamente i miei dolori e le mie sofferenze, forse di più di quello che sentivo io.

Anche se non ero arrabbiato per il mio incidente e per la paralisi, per un pò fui devastato ed avevo il cuore spezzato. Sembrava semplicemente di aver perso cosi tanto e di non poter conciliare un esteso periodo di vita mentre ero completamente paralizzato dal collo in giù ed intubato.

Entrai in una profonda, scura, depressione e c’erano dei giorni in cui avrei ben accettato una via d’uscita prematura dalla vita. Ad ogni modo continuavo a pregare, ed infine dopo un lungo periodo di preparazione, mi è stata data un esperienza che mi ha portato ad una conoscenza sempre presente di come Dio prova il nostro dolore ed è ansioso di poterci aiutare.

Arrivai alla fine della corda, ed urtai il muro. Dovetti realizzare che nessun dottore o uomo sulla terra potesse fare per me ciò di cui avevo più bisogno. Sapevo che vista la natura dei danni non sarei più potuto “ritornare indietro”. La cosa di cui avevo più bisogno e che desideravo erano pace, speranza ed un senso di accettazione di ciò che avevo perso durante l’incidente. Alla fine mi rivolsi a Dio con tutta la mia anima e tutto il mio cuore in preghiera, come non avevo mai pregato prima. Arrivai finalmente a capire quando ero amato dal Salvatore e da un amorevole, gentile, misericordioso, Padre Celeste. Non ho avuto una visione, ma mi fu dato un nuovo cuore e fu riempito con pace, gioia, speranza, ed un senso di accettazione che non avrei mai pensato di poter sentire di nuovo. Read the rest of this entry »

Perchè Dio non si mostra?

novembre 8th, 2011

Quando le persone fanno fatica a sapere se Dio e Gesù Cristo sono reali o no, spesso chiedono frustrati “perché Dio non si mostra?” Qualche volta sembra loro che se Lui volesse che essi credano in Lui, sarebbe la strada più semplice.

Perché Dio non si mostra? Per capire la risposta a questa domanda, dobbiamo prima di tutto esaminare il perché noi veniamo sulla terra. Per i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che  a volte sono chiamati Mormoni, la spiegazione dello scopo della vita inizia prima della nascita. Quello che ci è successo prima che nascessimo spiega perché al giorno d’oggi Dio si fa vedere di rado.

I principi dei Mormoni parlano di un tempo prima che il mondo fu creato. Dio ha creato i nostri spiriti. Questa è il motivo per cui i Mormoni considerano letteralmente Dio come il loro Padre Celeste. I nostri spiriti non erano ancora nei corpi, anche se avevano quella forma, ma avevamo le nostre personalità, talenti ed interessi. In altre parole, eravamo unicamente noi stessi. Durante quel periodo abbiamo vissuto con Dio, e avevamo la possibilità di conoscerLo e che Lui conoscesse noi.

Anche se tutto questo era meraviglioso, questa esperienza non ci permetteva di avere appieno tutte le possibilità ed esperienze che Dio voleva che avessimo. Come Padre perfetto, sapeva che avevamo bisogno di prove, esami, ed esperienze difficili per poter diventare tutto quello che potevamo essere. Sappiamo dalle nostre stesse esperienze che non impariamo completamente chi siamo fino a che non viviamo lontano da casa e non affrontiamo delle prove. Se i nostri genitori ci rendono la vita troppo facile, diventiamo viziati e non ci sviluppiamo completamente.

Per ricevere l’intera esperienza che Dio ha programmato per noi, avevamo bisogno di corpi fisici, famiglie, ed una possibilità di sviluppare la fede. La fede è la risposta al “perché Dio non si mostra?”. Mentre vivevamo alla presenza di Dio, non avevamo bisogno di fede per credere in Lui. Ad ogni modo, la fede è una parte molto importante nell’esperienza della vita. Quando impariamo ad avere fede nelle cose che non possiamo vedere, questo fa migliorare profondamente la nostra esperienza di vita. Imparando ad avere fede ci può aiutare ad imparare ad amare ed ad impegnarci con la famiglia anche nei momenti difficili. Dopo tutto, non possiamo vedere o scientificamente misurare l’amore e non  possiamo vedere nel futuro per capire come può  funziona la vita famigliare. Questo tipo di cose sono basate sulla fede. Con la fede, possiamo avere il coraggio di avere rischi che migliorano la nostra vita- mettendo alla prova delle capacità di cui non eravamo sicuri di essere bravi, dando a noi stessi la possibilità di fare delle esperienze edificanti al di fuori della nostra zona di confort, o compiendo scelte più sagge.

Ci sono molte cose possibili a cui credere, ma quando siamo obbligati a passare attraverso queste cose e fare delle scelte riguardo cosa credere e cosa rigettare, dimostriamo la nostra abilità nel fare scelte sagge. La capacità di prendere buone decisioni ci aiuta sia nella vita spirituale che temporale.

E cosi, Dio ci disse che se avessimo scelto di venire sulla terra,  avremmo perso i ricordi del nostro periodo alla Sua presenza, e perfino della sua esistenza. Ad ogni modo, ci avrebbe mandato al seguito un kit di strumenti che ci avrebbe aiutato a sapere cos’era accaduto, se avessimo scelto di aprire il kit e di usarlo. Read the rest of this entry »

Da dove viene Satana?

ottobre 25th, 2011

 

Nel libro di Giovanni, impariamo, “Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui; e senza di lui neppure una delle cose fatte è stata fatta.” (Vedere Giovanni 1:3.)

 

E’ chiaro, quindi, che tutte le cose che esistono sono state create da Dio, e di conseguenza Dio ha creato Satana. Ad ogni modo, non era ancora Satana alla sua creazione e non è stato creato  malvagio. Il profeta Isaia ci aiuta a capire cosa ha fatto si che Lucifero diventasse Satana e dimostra che non è l’essere che Dio creò: “Come mai sei caduto dal cielo,
astro mattutino, figlio dell’aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?” (Isaia14:12.)

In altre parole, Satana, cosi come è stato creato, non era maligno. Dio non crea nulla di malvagio. La creazione raccontata in Genesi ci ricorda costantemente che tutto quello che Dio crea è buono. Come ha fatto Satana a trasformarsi da una buona creatura di Dio alla fonte del male?

La chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, i cui membri sono a volte chiamati Mormoni, insegna che il libero arbitrio era una parte essenziale del piano di Dio per noi. Sin dall’inizio, Dio ci ha dato il diritto di scegliere da noi stessi. Anche se Ha dato delle regole ad Adamo ed Eva nel Giardino di Eden riguardo all’albero, non l’ha rinchiuso dove non potevano raggiungerlo. Infatti lo ha messo proprio nel centro del Giardino, dove lo potevano vedere spesso. Erano liberi di scegliere di mangiare dall’albero, e cosi hanno fatto.

Il libero arbitrio spiega come Lucifero sia diventato Satana. I Mormoni credono che Dio ha creato come prima cosa i nostri spiriti e ci ha permesso di vivere con Lui nel cielo prima della creazione della Terra. Questo fa di Lui letteralmente nostro Padre, e vuole anche dire che noi incominciamo a sviluppare la nostra personalità ed il nostro carattere prima della nascita. Non avevamo un corpo, ma avevamo una personalità, e l’abilità di scegliere chi diventare. Alcuni hanno lavorato duramente per diventare il più simile possibile a Dio. Altri no. Alcuni erano affamati di potere, perfino, e Lucifero era uno di loro. L’evento che ne seguì dimostra che era famoso per un certo tipo di spiriti e che ha usato la sua popolarità ed il suo libero arbitrio per far si che altri facessero delle scelte sbagliate. Read the rest of this entry »

La sofferenza degli ebrei

ottobre 9th, 2011

Gli ebrei hanno affrontato, nei secoli, una persecuzione talmente grande che in molti hanno provato ad ipotizzarne il motivo. Alcuni hanno elaborato delle teorie, che noi mormoni consideriamo sbagliate. Queste includono l’imposizione della sofferenza, come punizione per la crocifissione di Gesù Cristo oppure come impulso per portare al raduno degli ebrei, in Israele. Entrambe le motivazioni, però, rientrano nella categoria di “vendetta divina”.

E’ un principio del mormonismo, che le persone sono solo responsabili solo per i propri peccati. Ci sono scritture che parlano di vendetta di Dio sulle generazioni successive, ma la vendetta è riservata a coloro che odiano il Signore: “…perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e quarta generazione di quelli che mi odiano” (Deuteronomio 5:9). Se si studia la storia biblica, si vede che i risultati di apostasia, che riguardano le generazioni future, sembrano essere il risultato di scelte sbagliate a causa della “tradizione dei padri” e le tragedie che avvengono non sono certo imposte da Dio. In altre parole, il rifiuto dell’illuminazione offerta da Dio, porta a tali tragedie.

Mark Paredes fa il punto sul fatto che gli ebrei hanno sofferto, dopo la crocifissione di Cristo, ma la colpa di tale atto, era davvero soltanto a carico dei loro capi. Praticamente tutti i primi seguaci di Cristo erano ebrei e furono guidati fuori da Gerusalemme, prima che i romani ponessero sotto assedio la città. I Romani distrussero il tempio, eliminando essenzialmente la necessità di un sacerdozio, in quanto quel tipo di servizio era concentrato nel tempio. Gli ebrei furono dispersi e così cominciò il periodo della diaspora, in cui la maggior parte degli ebrei vissero in esilio, lontani dalla loro casa, in Israele. Tuttavia, la loro sofferenza, estesa nel corso dei secoli, non può essere etichettata come punizione per la crocifissione, dato che la colpa era dei loro capi malvagi. Più e più volte, nell’Antico Testamento, il Signore li chiama “cattivi pastori:” “Il Figlio dell’uomo profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza, e dice loro: Così dice il Signore Dio ai pastori; Guai ai pastori d’Israele, che pascolano sè stessi! I pastori non devono alimentare il gregge?” (Ezechiele 34:2)

Alcuni ricordano la Scrittura in Matteo che dice: “Allora tutto il popolo rispose e disse: Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Matteo 27:25). Si dice che questo passo dimostri che, nei secoli successivi, la persecuzione degli ebrei sia stata la punizione per crocifiggere Cristo. La maggior parte di questa persecuzione era dovuta ai cristiani, che credevano in quest’idea.

Ma in Matteo 27 si dimostra anche che i capi dei sacerdoti corruppero la folla, per chiedere il rilascio di Barabba e la condanna di Gesù: “Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla che si dovesse chiedere di lasciar libero Barabba e far morire Gesù” (Matteo 27:20 ). Così, ancora una volta, la colpa non può essere data a tutto il popolo.

Il profeta mormone Joseph Smith ha detto che i falsi credo della cristianità, sono stati ispirati dallo stesso spirito maligno che li ha portati a perseguitare gli ebrei:

Una delle credenze fondamentali del mormonismo è che la chiesa paleocristiana sia diventata apostata, poco dopo la morte degli apostoli. In altre parole, i suoi leader hanno cominciato ad insegnare false dottrine, hanno perso il sacerdozio e l’autorità per amministrare le ordinanze di salvezza della chiesa e, quindi, cessarono di essere la chiesa che era stata fondata da Gesù Cristo. Perché, allora, gli ebrei dovrebbero essere puniti da Dio, per aver rifiutato di accettare forme apostate del cristianesimo, predicato nel corso dei secoli, da chiese antisemite che li perseguitavano? Anche a Joseph Smith venne detto da Dio, nel 1820, che non doveva aderire a nessuna delle chiese cristiane, presenti sulla faccia della terra, in quel momento: invece, l’originaria chiesa cristiana sarebbe stata restaurata, grazie a lui.

Al Concilio di Nicea, nel 4 ° secolo, venne creata la dottrina apostata della Trinità, mentre l’antisemitismo venne istituzionalizzato. I vescovi proclamarono che gli ebrei erano “odiosi, detestabili e ciechi”. (Vedi Dottrina e Alleanze 123:7)
L’Olocausto e la creazione di Israele

Nel tentativo di spiegare, alle loro menti, tutto il male estremo che ha perpetrato l’Olocausto, alcuni hanno detto che Dio lo ha permesso al fine di realizzare la creazione dello Stato d’Israele. Questa idea è un’altra di quelle che non regge. Un pastore cristiano ha chiamato Hitler, il cacciatore di cui si parla in Geremia 16:16. L’idea di Hitler come “il cacciatore” è stata offerta anche da alcuni ebrei. Ma i mormoni non credono che Dio faccio nascere degli uomini, per fare il male. In Luca 17:01 si dice: “Allora egli disse ai discepoli: E’ impossibile, ma anche i reati verranno: guai a colui per mezzo del quale vengono”. Il Signore non susciterà assassini di massa, per uccidere gli innocenti. I pastori dimenticano, a volte, le decine di milioni di pagani morti, anche a causa delle azioni di Hitler. Questi danni collaterali non possono essere stati causati da Dio.

Nel tentativo di distruzione di Israele e anche dei mormoni, noi vediamo il desiderio di Satana di distruggere il popolo scelto da Dio. I mormoni sono anche discendenti di Israele e Satana è pronto a distruggerli, esattamente come ha cercato di distruggere gli ebrei. Satana ha voluto impedire la creazione della nazione d’Israele e il raduno degli ebrei.

 

I mormoni credono che si possa costruire la propria strada, per il cielo?

ottobre 5th, 2011

Questa domanda viene spesso fatta dagli evangelici ed è, in generale, dovuta ad un fraintendimento degli insegnamenti mormoni, su quanto accade dopo la morte e su come lo controlliamo.

Molti evangelici insegnano che una persona vada in cielo per essere “salvata”. Ciò comporta l’atto di accettare Gesù Cristo, come personale Salvatore. Allo stesso tempo, insegnano che con le azioni, non si può entrare in Cielo. I mormoni credono che una persona debba accettare Gesù Cristo come suo Salvatore, per ritornare alla presenza di Dio, dopo la morte. Entrambi i gruppi concordano sul fatto che almeno un atto è richiesto, ad ognuno di noi, per essere con Dio..

La confusione arriva sul numero di atti che servono, per essere salvati, e viene dalla differenza di terminologia usata dai mormoni. I mormoni credono che tutti siano salvati attraverso l’espiazione di Gesù Cristo, anche se non hanno mai accettato Gesù Cristo come loro Salvatore. Tuttavia, la grazia e la vita eterna, per un mormone, non sono la stessa cosa. Per capire questa complessa questione, diamo un’occhiata ad alcuni punti essenziali.

Che cos’è la grazia?

Il Dizionario della Bibbia, che si trova nell’edizione SUG della Bibbia di Re Giacomo, definisce la grazia, per noi:

E’ attraverso la grazia del Signore Gesù, resa possibile dal suo sacrificio espiatorio, che l’umanità sarà sollevato nell’immortalità, ogni persona riceverà il suo corpo, dalla tomba in una condizione di vita eterna. E’, altresì, mediante la grazia del Signore che gli individui, attraverso la fede nell’espiazione di Gesù Cristo e il pentimento dei loro peccati, ricevono forza e assistenza per fare buone opere che, altrimenti, non sarebbero in grado di fare, se lasciati ai propri mezzi. Questa grazia è un potere che permette agli uomini e alle donne di ricevere la vita eterna e l’esaltazione, dopo che hanno fatto i loro migliori sforzi. (Vedi Guida alle Scritture). Read the rest of this entry »

La nostra fede è incentrata su Gesù Cristo

ottobre 3rd, 2011

Recentemente, l’anziano M. Russell Ballard ha parlato agli studenti laureandi, alla Brigham Young University, un’università di proprietà della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. I membri di questa chiesa sono noti come mormoni. Egli ha consigliato loro il modo con cui discutere la loro religione con gli altri, sottolineando che la maggior parte degli argomenti di maggiore interesse, per i detrattori, non sono elementi critici della loro religione, ma sono elementi marginali o pratiche che non vengono più seguite. Li ha invitati a mantenere la discussioni incentrate sul nucleo della loro religione, gli elementi che influenzano la salvezza, piuttosto che quelli che sono semplicemente interessanti punti di discussione intellettuale.

“Quando tutto è detto e fatto, la cosa più importante di voi è la vostra testimonianza, che si basa sulla vostra convinzione riguardo a ciò che Gesù Cristo ha insegnato, e sul tentativo di seguirlo, per vivere la vostra vita in un modo accettabile per il nostro Padre celeste e Signore.

Questo è il vostro fondamento. Era il fondamento di Joseph Smith. Egli disse: “I principi fondamentali della nostra religione sono la testimonianza degli apostoli e dei profeti, riguardo a Gesù Cristo, che Egli morì, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno e ascese al cielo, e tutte le altre cose che riguardano la nostra religione sono solo un appendice a tutto questo”.
(Vedi il discorso dell’anziano M. Russell Ballard:. Impegnarsi senza essere sulla difensiva)

Ogni religione ha dati o documenti scritti che coprono un ampio spettro di informazioni. Alcune di queste informazioni sono essenziali, per la salvezza del credente, ma la gran parte non lo è. Per esempio, dobbiamo sapere chi ha creato il mondo e ci crediamo, ma non c’è bisogno di sapere esattamente quanto tempo è stato impiegato. Questo è solo un argomento interessante per il dibattito o la curiosità, ma non ha nulla a che fare con la nostra salvezza. E’ interessante leggere la genealogia nel Vecchio Testamento, ma non ci sarà un test su di essa, quando saremo davanti al Salvatore, in giudizio. Alcune storie della Bibbia sono curiose e non si comprende perché un profeta biblico abbia fatto le scelte che ha fatto, ma il più delle volte, non abbiamo bisogno di saperlo. Read the rest of this entry »

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